Il riscaldamento centralizzato di nuova generazione

 


#linkcittaportale# – In questi giorni si riaccendono le caldaie delle case degli italiani e la novità è che molti stanno ritornando a un vecchio amore: il riscaldamento centralizzato. Il 10% delle case di recente costruzione o ristrutturate, ha un impianto centralizzato di nuova generazione o, in termine tecnico, a termovalvole.


Un addio al termoautonomo dettato anche da una scelta economica: c’è infatti più convenienza utilizzando il sistema centralizzato. Ogni termosifone è munito di una valvola che regola la temperatura stanza per stanza e misura in automatico la quantità di calore fornita dalla caldaia centralizzata a ciascun apparecchio. 


A guidare l’inversione di tendenza è il Nord: solo il 15% delle case ha ancora l’impianto centralizzato di vecchia generazione. Al Centro-Sud, invece, la percentuale raggiunge il 35%.


Fino agli inizi degli anni ’90 era consuetudine avere nel condominio un unico impianto termico per il riscaldamento centralizzato che veniva gestito dall’amministratore dello stabile e il cui costo era suddiviso, in base ai millesimi di proprietà, fra i condomini. Poi si è diffuso un forte desiderio di una riduzione delle spese correlato ad una più equa attribuzione dei costi di gestione». Così, dopo anni in cui «ha imperato il termoautonomo, che in realtà ha avuto il grande merito di migliorare le abitudini di consumo più che i costi veri e propri, ci si è resi conto che il risparmio non era poi così rilevante».


 


Risultato, nelle nuove costruzioni gli impianti a termovalvole hanno registrato un raddoppio nell’ultimo anno e sono cresciuti di ben cinque volte rispetto a soltanto ventiquattro mesi fa. A guidare l’inversione di tendenza è il Nord, con Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia in testa. Nell’Italia settentrionale, infatti, solo il 15% delle case nuove nasce con l’impianto centralizzato di vecchia generazione. Peggiore la situazione al Centro-Sud, dove la quota raggiunge il 35%.


A livello regionale è, invece, la Sardegna a staccare tutti con il 73% degli impianti termoautonomi.


 


E, in proposito, va ricordato che la recente normativa nazionale (vedi il Dpr 59/2009, in vigore dal 25 giugno), pur consentendo in via eccezionale “per motivi tecnici” la trasformazione da riscaldamento centralizzato a impianti autonomi, di fatto la scoraggia nei condomini con più di 4 appartamenti, come pure in quelli con un numero minore di alloggi nel caso in cui la potenza nominale del generatore sia maggiore o uguale a 100 kW.


 


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Fonte: miaeconomia.it