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Il teleriscaldamento per tutti?

Nel 2000 la rete di teleriscaldamento è aumentata di 95 chilometri (complessivamente ammonta a 1.100 km), con l'entrata in servizio delle reti di Bologna-Frullo, Casalecchio, e Milano (in zona Rogoredo).
Con un investimento di 3 milioni per abitante equivalente (per abitante equivalente si intendono convenzionalmente 100 metri cubi di volumetria riscaldata), secondo l'Airu, potrebbe essere allacciata al teleriscaldamento il 66% della popolazione italiana. Gli abitanti che usufruirebbero di questo servizio (che prevede la diffusione di acqua calda a distanza da un'unica centrale che sostituirebbe le caldaie) sarebbero concentrati (per il 48%) nei comuni con più di 25 mila abitanti.
Lo sviluppo del teleriscaldamento riguarderebbe però soprattutto il nord Italia, l'unica zona del Paese dove attualmente e' sviluppato. Solo due Regioni del meridione, Abruzzo e Molise, sarebbero infatti coinvolte in questo processo.

Oltre a crescere a ritmo costante, il teleriscaldamento vede ampliare anche le fonti energetiche. Se infatti la tipologia prevalente e' costituita da impianti di cogenerazione (produzione nel medesimo tempo di energia e calore) alimentati da combustibili fossili e da caldaie di tipo convenzionale, risulta sempre più praticata la strada dell'incenerimento dei rifiuti solidi urbani.
Se infatti il gas naturale rimane sempre il principale combustibile (66%), seguito dal carbone con il 13,3% (questo combustibile e' peraltro utilizzato unicamente nell'impianto di Brescia), l'incenerimento di rifiuti ha fatto notevoli passi in avanti e – sottolinea l'Airu - rappresenta ormai il 13%.
In particolare a utilizzare i rifiuti per la combustione e la produzione combinata di energia elettrica e calore sono gli impianti di Bologna-Trullo, Brescia, Como, Cremona, Ferrara e Reggio Emilia. Le altre fonti sono l'olio combustibile (6,5%), i recuperi industriali (0,7%, unico caso quello di Mantova) e la geotermia (0,8%, solo a Castelnuovo e Ferrara).

Ma come funziona il teleriscaldamento? E' un sistema di produzione di calore ad opera di una grande centrale, da cui l'acqua calda viene distribuita agli utilizzatori finali, cioè i cittadini, per il riscaldamento o ad uso sanitario.
Particolarità importante, oltre alla distribuzione a distanza ai cittadini, è che al posto delle emissioni di numerose caldaie ci sono quelle della sola centrale, con ovvi vantaggi in termini controllo delle emissioni inquinanti.
Notevoli quindi i benefici ambientali ed energetici di questo sistema di riscaldamento. Nel 2000 - secondo l'Airu – il teleriscaldamento ha consentito di "risparmiare" 853 mila tonnellate di anidride carbonica, 12.485 di biossidi di zolfo e 3.600 di ossidi di azoto. Sul fronte più propriamente energetico, gli impianti per la distribuzione di calore ''a distanza" hanno conseguito un risparmio di circa 277 mila tep (tonnellate equivalenti di petrolio), pari a circa il 27% dell'energia consumata dai sistemi ''convenzionali'' (caldaie di edificio e sistema elettrico nazionale).
Il teleriscaldamento e' diffuso praticamente solo nel nord Italia: il 94% dei metri cubi ''teleriscaldati'' (pari a 110 milioni), sono infatti localizzati in 4 regioni, Lombardia (43,4% del totale), Piemonte (26%), Emilia Romagna (16%) e Veneto (8,3%).
La produzione energetica da teleriscaldamento e' ammontata, sempre nel 2000, a 2.749 GWh elettrici e 4.340 GWh termici. L'energia utile, cioè al netto delle perdite di rete e dei consumi delle centrali, ammonta rispettivamente al 92% e all'89% dell'energia prodotta.

Fonte:www.miaeconomia.it

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