Crescono ancora i prezzi del mattone
In poco più di due anni e mezzo (1998-ottobre 2001), l'incremento medio dei prezzi del mattone sul territorio italiano è stato del 25%. L'ulteriore conferma, se ancora ce ne fosse stato bisogno, dell'ottimo stato di salute del mercato immobiliare nazionale arriva dall'Ance.
Secondo uno studio dell'associazione costruttori, i valori immobiliari sono cresciuti in tutte e 13 le principali aree urbane del paese, sia nel settore residenziale sia in quello uso ufficio.
L’incremento è stato particolarmente accentuato nell’ultimo anno, che ha visto crescere i prezzi medi nelle grandi città del 6,8%, percentuale che, a seconda della zona presa in considerazione, può salire anche fino al 15% (è il caso, ad esempio, dei centri storici).
Per quanto riguarda le previsioni per il futuro, il trend rimane quello di un aumento costante: l’incremento per quest’anno dovrebbe attestarsi nell'ordine del 4-5%.
Ma non sono solo i prezzi a crescere: aumentano anche le vendite (+8,5% nel solo 2001), con conseguente riduzione del “magazzino” di scorte di abitazioni: nei capoluoghi questa riduzione è arrivata al 20%.
Il mercato immobiliare si trova poi a dover far fronte a una domanda anche questa in costante crescita: è sempre l’Ance a prevedere che nel 2002 saranno poco meno di due milioni le famiglie in cerca di una nuova casa.
Dalla possibilità di acquistare una nuova abitazione rimangono però escluse le famiglie a basso reddito, dal momento che il miglioramento delle condizioni medie di acquisto delle famiglie italiane negli ultimi anni non ha toccato le fasce più deboli.
Questa realtà si riflette nel confronto tra capacità di reddito e prezzi del mercato immobiliare (sia per l’affitto che per l’acquisto).
Per le famiglie con reddito annuale inferiore ai 10mila euro, l’incidenza dell’affitto sul reddito passerebbe dall’attuale 31,6% al 138,5% nelle grandi città e al 103,3% nelle città di medie dimensioni.
Il gap si abbassa leggermente per le famiglie con reddito annuale compreso tra i 10mila e i 20mila euro, per le quali l’incidenza dell’affitto sul reddito passerebbe dall’attuale 20,3% al 58,3% nelle grandi città e al 43,5% nelle città intermedie.
(fonte: Miaeconomia)
