Speciale - La casa a prova di furto: impianti di allarme
Dopo aver parlato dei sistemi antifurto passivi (porte blindate e casseforti) concludiamo lo speciale sicurezza presentando brevemente il panorama dei sistemi attivi, costituiti essenzialmente dal video controllo e dagli impianti di allarme.Ed è proprio da questi ultimi che cominceremo.
Proteggere la propria casa “solo” con porte blindate e casseforti, purtroppo, può spesso non rivelarsi sufficiente. Mentre le statistiche dimostrano che nell’80% dei casi i ladri desistono, di fronte alla sirena di un allarme che si mette a suonare nel momento in cui cercano di penetrare in casa.
Sicuramente nel campo dell’impiantistica di allarmi antifurto l’ultimo traguardo è rappresentato dai sistemi senza fili. I cui vantaggi sono presto detti: la loro installazione non prevede grandi opere di muratura, che vengono così ridotte al minimo.
Come funzionano?
Il sistema ruota intorno a una centrale di comando, al cui interno è sistemata una batteria che ne consente il funzionamento anche in assenza di corrente e un alimentatore che serve a mantenere la batteria sempre al livello di carica ottimale e a caricare e attivare sirene autocomandate, sia interne che esterne, che rivelano la violazione dello spazio protetto dall’allarme. Poi c’è il “cuore” del sistema: un microprocessore che permette di gestire il funzionamento dell’impianto e riceve le informazioni dai rilevatori e dai sensori sistemati nelle varie zone della casa.
Le funzioni della centrale vengono impostate tramite una tastiera.
Il sistema senza fili sfrutta i trasmettitori in doppia frequenza: le diverse apparecchiature, infatti non sono collegate tra loro tramite fili elettrici, ma con collegamenti radio in doppia frequenza, appunto, tecnologia esistente dal 1994.
Le varie zone della casa vengono poi protette grazie all’installazione di sensori e barriere, che possono essere a infrarossi (rilevano la variazione della temperatura) e a microonde (rilevano il movimento).
Poi ci sono i rilevatori con doppia tecnologia, vale a dire che sfruttano la combinazione di infrarossi e microonde.
Bisogna selezionare con cura i possibili punti di accesso della casa (porte, finestre, abbaini, garage), in modo da utilizzare la tecnologia più appropriata per ciascun ambiente (ad esempio, per le finestre a persiane, si potrà utilizzare un interruttore con microinterruttore che rivela lo strappo o il taglio delle tapparelle; per le finestre a vetri o le porte una barriera a raggi infrarossi attivi a fasci invisibili su due colonne).
E può stare tranquillo anche chi è frenato, nell’installazione di un sistema di allarme, dalla paura di falsi allarmi che fanno scattare a vuoto le sirene: oggi esistono sofisticate tecnologie che consentono anche di distinguere il movimento, ad esempio, di piccoli animali dentro la stanza, e non fanno scattare l’allarme.
Molto importante è anche il combinatore, che viene attivato dalla centrale di comando quando riceve la segnalazione dai sensori. Programmabile dall’utente, è anche in grado di chiamare in automatico dei numeri telefonici precedentemente programmati (ci sono anche quelli completi di cellulari GSM, che inviano le chiamate direttamente sulla rete GSM).
A tecnologie sempre più sofisticate si accompagna anche una relativa economicità, ammortizzata senza dubbio dall’utilità di un impianto di allarme. Oggi infatti è possibile montare un impianto “di base” anche con meno di 500 euro. Il costo di un sensore a infrarossi può partire da 70 euro circa, quello di un sensore per porte e finestre da 30-40 euro, mentre per un sensore per avvolgibili servono almeno 100 euro, e la stessa cifra per un sensore per persiane.
Ci sono poi i costi per la manutenzione, che va fatta ogni anno se si vuole mantenere il perfetto funzionamento del sistema di allarme, e che si aggirano intorno ai 150 euro. Alcune ditte, però, garantiscono, con l’acquisto di un impianto, la manutenzione gratuita per il primo o anche per il secondo anno.
