La superficie si trasforma in proprietà
Una spinta verso la definizione della questione delle case possedute in diritto di superficie.
L’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e l’Associazione proprietari utenti (Apu), hanno infatti sottoscritto, la scorsa settimana, un protocollo d’intesa per rilanciare concretamente la cessione in proprietà delle aree concesse dai Comuni in diritto di superficie.
Di che si tratta, esattamente? In Italia ci sono migliaia di proprietari di case che sull’immobile da loro posseduto non possono vantare un pieno diritto di proprietà, in quanto l’edificio è stato costruito su un terreno appartenente al Comune che mantiene il diritto di proprietà e concede solo il diritto di superficie. Questo diritto è a tempo determinato e, come si legge all’art. 953 del codice civile, “allo scadere del termine il diritto di superficie si estingue e il proprietario del suolo diventa il proprietario della costruzione”.
Vale a dire che chi è titolare solo di un diritto di superficie non ha la titolarità piena ed effettiva del diritto di proprietà della casa abitata. Allo scadere del diritto (per quanto i tempi di concessione del diritto di superficie siano piuttosto lunghi, in genere 99 anni) la casa diventa di proprietà del Comune proprietario del terreno.
La possibilità che i Comuni cedano il diritto di proprietà, dietro corresponsione di un prezzo, è stata a suo tempo stabilita dalla legge 448 del 1998, all’articolo 31 commi 45 e seguenti.
Il protocollo d’intesa firmato da Anci e Apu rilancia la concreta attuazione di quanto previsto dalla legge del 1998. Con indubbi vantaggi sia per i proprietari sia per i Comuni stessi. Ma vediamo prima quali sono i termini del protocollo d’intesa, nel quale le due associazioni segnalano le linee guida e gli indirizzi generali per “incoraggiare e orientare accordi locali, tra Comuni ed organizzazioni di rappresentanza dell’utenza, che agevolino l’applicazione operativa di questa normativa”.
Linee guida che si possono riassumere in alcuni punti.
1) garantire una corretta informazione (tramite comunicati, lettere ecc.) sui contenuti della normativa e sui potenziali vantaggi per l’utenza. I Comuni si impegnano ad esplicitare in termini chiari e semplici la proposta di vendita del diritto di proprietà, e a segnalare la non obbligatorietà dell’acquisto.
2) Per ottenere il maggior numero di adesioni alla proposta di vendita, verranno organizzate apposite assemblee nei condomini a cui parteciperanno rappresentanti dei Comuni
3) I Comuni si impegnano inoltre a concordare con l’utenza tempi, modi e procedure della cessione
4) Verranno individuate delle misure che incentivino i titolari dei soli diritti di superficie all’acquisto del diritto di proprietà, come eventuali sconti sul prezzo di cessione e la possibilità di rateizzare il pagamento
5) Verranno attuate misure di sostegno all’acquisto, come accordi con le banche per la concessione di prestiti agevolati
6) I Comuni si impegnano infine a destinare le risorse derivanti dalla vendita dei diritti di proprietà a finalità di sviluppo dell’edilizia sociale e di qualificazione del patrimonio comunale.
I vantaggi sono indubbi.
Per i proprietari e titolari del diritto di superficie, innanzitutto, che acquistano il pieno diritto di proprietà ed evitano che, allo scadere della convenzione, la loro casa passi, gratuitamente, al Comune. L’acquisto del diritto di proprietà illimitato fa poi salire il valore immobiliare di mercato ed elimina i vincoli gravanti su un immobile sul quale si ha il solo diritto di superficie e che consistono in un condizionamento dell’alienabilità. L’immobile, con l’acquisto del diritto di proprietà, può essere immediatamente venduto al valore pieno di mercato. Il proprietario acquista infine una totale autonomia rispetto alle scelte del condominio, decadendo la necessità dell’approvazione da parte della maggioranza dei 2/3 dell’assemblea condominiale.
Per i Comuni il vantaggio è rappresentato dalla possibilità di ricavare importanti risorse finanziarie per finanziarie attività amministrative, gestionali e sociali.
Fonte: miaeconomia
