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Panic-room: da un film esplode una mania

Lo abbiamo scoperto con un recente film di David Fincher con Jodie Foster. La panic room è una stanza completamente isolata e protetta dal resto della casa, dove ci si può rifugiare in caso di pericolo, vale a dire se ci rendiamo conto che qualcuno si è introdotto nell’appartamento. Pareti blindate, un telefono per comunicare con l’esterno, una scorta di cibo e di acqua, medicine e un sistema di ricambio dell’aria: questa è la panic room, una vera e propria fortezza inespugnabile a prova di rapine, sparatorie scassi ed effrazioni.
Sembra fantascienza, e invece sta diventando sempre più una realtà. Lo assicurano gli esperti, secondo i quali la moda ormai dilagante è legata a doppio filo, oltre che alla crescita generalizzata della criminalità, anche all’impatto emotivo suscitato dall’11 settembre, dal giorno che ha infranto il mito dell’inviolabilità del suolo americano e che, oltre ad aver lasciato sul terreno migliaia di vittime, ha portato in dono agli americani, e non solo, una pesante eredità: la paura di nuovi attentati. La richiesta di un luogo sicuro all’interno del quale rifugiarsi e sfuggire alle minacce esterne è quindi comprensibilmente aumentata, e il mercato delle panic room sta vivendo un vero e proprio boom (un po’ come quando, in piena guerra fredda, furono in moltissimi a farsi costruire un rifugio atomico, dove rinchiudersi in caso di guerra nucleare).

Il mercato delle panic room presenta soluzioni per tutti i gusti e per tutte, o quasi, le tasche. Se però si vuole veramente qualcosa di affidabile, impenetrabile e tecnologicamente all’avanguardia, bisogna preventivare una spesa di non meno di 250.000 euro (poco meno di mezzo miliardo di vecchie lire). A prova di pallottole ed esplosivi, dotate di un sistema autonomo di alimentazione elettrica, citofoni, telefoni, il collegamento diretto con la polizia, telecamere a circuito chiuso; dall’interno si può tenere sotto controllo quello che succede in casa.
Sono previsti anche allarmi per eventuali gas tossici, sistemi per consentire che l’aria rimanga respirabile, una dotazione di bombole di ossigeno.
Secondo Philip Brown, l’ex capo della Special Branch di Scotland Yard (il cuore dell’antiterrorismo) entro pochi anni la panic room potrebbe diventare un accessorio comune previsto nella costruzione delle abitazioni di un certo livello. Attualmente sono alcune migliaia le persone che ne hanno allestita una. Anche il Security Consortium International, che costruisce bunker e spazi di sicurezza per case reali, governi e ricchi privati assicura che l’espansione è forte. E per un suo portavoce, Chris Gordon-Wilson, il modello è facilmente applicabile anche alle comuni abitazioni. Basta avere un bagno interno, dice, fortificarlo con pannelli e porte resistenti agli spari. E assicura che non occorre essere miliardari (o milionari, in euro) per poterselo permettere.

Fonte: miaeconomia

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