Le abitudini vacanziere degli italiani cambiano
Le seconde case hanno fatto più o meno la fine delle mezze stagioni: non ci sono più. O meglio, ci sono, ma sono molto meno utilizzate rispetto al passato.
È cambiato, infatti, il modo di fare turismo. E decisamente è in via di sparizione l’immagine della famiglia Brambilla che, fatti armi e bagagli, impacchettati cani e gatti vari, chiesto ai figli per l’ultima volta se hanno bisogno di andare in bagno, se ne parte per il canonico mese di vacanze da trascorrere nella seconda casa o in albergo.
Un’indagine dell’Ufficio studi della Confedilizia ha preso in considerazione le abitudini “vacanziere” degli italiani e rivelato che sono molto cambiate negli ultimi 20 anni.
Il tempo medio di permanenza in una località estiva, per esempio, è crollato da 30 a 10 giorni. Essendo però il numero dei giorni di ferie a disposizione dei lavoratori rimasto inalterato, ne deriva che si è moltiplicato il numero dei viaggi fatti durante l’anno (più di 2, in media). Invece di un unico, lungo viaggio all’anno, le ferie vengono spezzate e vengono programmati viaggi più corti, a volte anche solo dei fine settimana “lunghi”, spesso sfruttando il sempre maggior numero di tariffe agevolate.
È cambiata anche la composizione della famiglia, sempre più spesso formata da single, o nella quale entrambi i genitori lavorano o sono separati o divorziati, motivo per cui il periodo di ferie viene programmato in modo più agile e vario.
Con formule sempre più diverse rispetto alla classica “seconda casa” (sempre la stessa, anno dopo anno) o l’albergo.
Tra i giovani tra i 18 e i 35 anni, per esempio, nell’Estate 2002 le formule di “turismo alternativo” che hanno riscosso più successo sono state quelle del “bed and breakfast” e dell’agriturismo.
L’agriturismo. È la rivincita delle seconde case, in quanto molto spesso l’agriturismo nasce da una seconda casa (spesso un casale, molto in voga quelli in Umbria e in Toscana) “riadattata” dal proprietario per accogliere i turisti in cerca di una vacanza sana e a contatto con la natura e, soprattutto, all’insegna della riscoperta delle antiche tradizioni.
Certo, non ci si può improvvisare gestori di agriturismi, e se si vuole che la propria “seconda casa” diventi meta delle vacanze di qualcuno bisogna poter offrire, oltre a una stanza e una buona cucina, anche la possibilità di svolgere le attività più varie, dall’equitazione, al nuoto, ai corsi di artigianato, alla degustazione di prodotti tipici (i vini e gli oli pregiati, il tartufo, la pasta e le confetture fatte in casa, la frutta e gli ortaggi coltivati con metodi naturali).
Il “bed and breakfast”. Molti proprietari, per incrementare le proprie entrate, decidono di trasformare la propria casa in un “bed and breakfast”. La formula è molto semplice: si mette a disposizione una stanza per il pernottamento, e si fornisce al turista la prima colazione. Per chi organizza viaggi che prevedono più tappe, è un modo economico per spostarsi. Molto utilizzati per i viaggi nelle città d’arte, i “B&B” permettono di contenere le spese di alloggio e una piena libertà di movimento, in quanto la stanza può essere utilizzata come appoggio e non si hanno vincoli di orari per il rientro notturno.
Fonte:miaeconomia
