Caro-Affitti: due milioni le famiglie a rischio
Negli ultimi 10 anni, il costo degli affitti è aumentato mediamente in misura superiore al 200%. E sono almeno due milioni le famiglie italiane che non possono permettersi un’abitazione in affitto nelle grandi città. La denuncia arriva dal Sunia, una delle principali associazioni degli inquilini, che ha effettuato un’indagine sui canoni di locazione richiesti nelle 11 aree metropolitane italiane (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia).
Secondo lo studio, i nuclei familiari con reddito medio/basso (fino a 20.000 euro) sono esclusi di fatto dal mercato dell'affitto poiché le richieste corrispondono ad un canone medio mensile di 781 euro, superiore quindi alle loro possibilità di spesa.
Secondo lo studio, compiuto su un campione di 6.000 offerte di locazione equamente suddivise, nella classifica delle città più care al primo posto figura Milano, dove il canone medio arriva a quota 962 euro, seguita da Roma e Firenze (926 euro ciascuna) e Bologna (925 euro). Le città dove invece si spende di meno per prendere in locazione una casa sono risultate Palermo e Torino, con un canone medio pari rispettivamente a 618 e 572 euro.
Considerando l'ubicazione degli alloggi, il canone medio nelle zone centrali delle città è risultato pari a 1.055 euro, mentre quello delle case situate in zone intermedie e periferiche ammonta rispettivamente a 729 e 638 euro. Prendendo invece in esame la tipologia delle abitazioni, il canone medio richiesto per un monolocale è pari a 668 euro al mese, quello per un bilocale a 708 euro, mentre per un alloggio di tre stanze ed un quadrilocale vengono richiesti mediamente 793 euro e 905 euro. Oltre 1.000 euro occorre sborsare per affittare abitazioni con oltre 4 stanze.
L’indagine mette a confronto i dati relativi ai canoni di locazione riscontrati nelle 11 città con la capacità reddituale delle fasce di popolazione. Se si tiene conto che nel budget familiare l’incidenza dell’affitto di norma non può superare il 30% del reddito, le famiglie che guadagnano 22.500 euro annui (circa 1.700 mensili) possono permettersi al massimo un monolocale, mentre i pensionati con reddito minimo inferiore a 7.500 euro annui (circa 570 euro mensili) sono praticamente esclusi dal mercato degli affitti.
''I dati - ha spiegato il segretario generale del Sunia, Luigi Pallotta - evidenziano che negli ultimi 10 anni, dopo il pensionamento dell'equo canone, l'introduzione dei patti in deroga e la nuova legge sulle locazioni, il valore degli affitti ha subito un aumento medio superiore al 200%''. Per questo - ha sottolineato Pallotta - occorre rapidamente invertire questa tendenza del mercato con interventi strutturali che ne modifichino l'andamento. In considerazione dei processi di dismissione del patrimonio abitativo in affitto in corso nell'ultimo periodo - ha aggiunto - molte famiglie che dispongono di un reddito adeguato si sono viste costrette ad acquistare una abitazione. Si e' cosi modificata progressivamente la composizione delle famiglie rimaste in affitto, attualmente costituite in larga prevalenza da nuclei socialmente ed economicamente deboli''.
Per tale ragione ''occorre che da subito, nella Finanziaria 2003, siano introdotte misure tese al finanziamento per la costruzione di abitazioni a canone sopportabile per le famiglie a basso reddito''.
Secondo Pallotta ''va inoltre incentivato il ricorso agli affitti calmierati elevando al 50% la detrazione per i proprietari e consentendo la completa defiscalizzazione del'affitto per l'inquilino. Inoltre - ha concluso il segretario generale del Sunia - occorre portare a 500 milioni di euro lo stanziamento per il fondo di sostegno all'affitto'', diminuito dall'ultima finanziaria a 250 milioni di euro.
Immediata la replica di Confedilizia. Secondo il presidente Corrado Sforza Fogliani i dati del Sunia non trovano alcun riscontro. Stando, ad esempio, all’ultimo rapporto dell'Osservatorio della Federazione agenti immobiliari, per il primo semestre di quest'anno si è anzi rilevato un andamento stazionario nella maggior parte delle città (56%) e addirittura una diminuzione nel 4% dei casi, mentre per il secondo semestre, l'Osservatorio prevede addirittura che i canoni saranno stazionari nel 72% delle città.
In particolare, spiega Sforza Fogliani, la Federazione agenti immobiliari prevede, quanto alle città metropolitane, che i canoni non aumenteranno nelle città di Torino, Genova, Bologna, Venezia, Trieste, Firenze, Perugia, Ancona, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo e Cagliari; che aumenteranno del 2% a Roma e a Chieti e del 5% solo a Milano e a Bolzano.
Fonte:miaeconomia
