Ristrutturazioni agevolate: la fine con la finanziaria?
Sconti sulle ristrutturazioni, addio? Sembra proprio che l’epoca d’oro dei lavori edilizi con sgravio fiscale annesso stia per volgere al termine. Tra le misure che il governo sta valutando nell’ambito della prossima manovra finanziaria, spunta infatti anche l’abolizione dell’agevolazione del 36% sulle ristrutturazioni edilizie. Una delle più popolari e riuscite iniziative del governo Prodi potrebbe così finire nel cestino perché, dal punto di vista fiscale, comporta un minor gettito pari a circa 1,5 miliardi di euro l’anno, secondo le stime delle Entrate.In realtà, più che di abolizione sarebbe corretto parlare di rischio di mancata proroga, dato che le agevolazioni erano state inizialmente introdotte dalla legge n. 449 del 1997 e poi prorogate di anno in anno dai vari governi che si sono succeduti.
Le associazioni di categoria non hanno tardato a far sentire la loro protesta. Confartigianato boccia senza mezzi termini l’ipotesi relativa a un possibile taglio dell'agevolazione del 36% sulle ristrutturazioni e le manutenzioni del patrimonio immobiliare e del ripristino della misura del 20% dell'Iva al posto dell'attuale 10%. In un momento di congiuntura debole come quella attuale, ha affermato il presidente della confederazione Luciano Petracchi, “è di fondamentale importanza sostenere i settori che generano plusvalore alla produzione interna ed hanno ricadute positive sull'indotto e sull'occupazione”.
I numeri parlano chiaro: l'anno scorso le richieste di agevolazioni fiscali per lavori di ristrutturazione sono state circa 314 mila. Considerando un importo medio pari a 20 mila euro, ne consegue che il mercato nel 2001 ha avuto un valore di circa 6,2 miliardi di euro.
Non solo. Secondo Confartigianato il governo dovrebbe adottare misure volte a stimolare la domanda interna di settori che innescano effetti positivi sulla produzione tipicamente italiana. I benefici attualmente previsti per le manutenzioni e ristrutturazioni immobiliari – secondo Petracchi - dovrebbero quindi essere estesi anche al settore del mobile e dell'arredamento.
“È un provvedimento insensato che porterà il ritorno del lavoro nero”, ha dichiarato Alfredo Gherardi, presidente di Aniem Confapi. Il governo – aggiunge - non ricaverà nessun incremento delle entrate fiscali dalla soppressione degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie perché si fermerà il mercato delle committenze private.
Scende in campo anche l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili. “Ho una lettera di Tremonti che diceva che avrebbe preso in seria considerazione la possibilità di una proroga, il problema è che la situazione complessiva si va deteriorando di giorno in giorno,” ha dichiarato il presidente Claudio De Albertis, che aggiunge: “se però si vuole sostenere un settore che ha creato il doppio dei posti di lavoro rispetto a ogni altro comparto dell’economia, il governo dovrebbe prendere in seria considerazione questa proposta”.
