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In Gran Bretagna continua il boom del mattone

Abbassare i tassi d’interesse per alimentare la ripresa economica o mantenerli invariati, se non alzarli, per scongiurare il rischio di una bolla immobiliare? Questo il dilemma che agita la Banca centrale d’Inghilterra. Dopo i sette tagli operati lo scorso anno, che hanno portato il livello dei tassi d’interesse ai minimi degli ultimi 30 anni (4%), i banchieri centrali del Regno Unito hanno optato per la seconda strada, trattenendosi dall’agire ulteriormente sulla leva del credito facile per rilanciare l’economia.
E con buona ragione, visti gli ultimi dati contenuti in un documento che la banca pubblicherà entro fine mese e anticipati dal Daily Telegraph.
I debiti contratti dai sudditi di Sua Maestà sono cresciuti di circa 8 miliardi di sterline al mese e negli ultimi 12 mesi hanno fatto un balzo in avanti di 100 miliardi di sterline. In cifre, chi ha un mutuo ipotecario, ha mediamente debiti per 63.000 sterline, incluse 1.500 sterline sulle carte di credito e 3.000 sterline sotto forma di altri prestiti.

Ulteriore motivo di cautela si può trarre dall’andamento del mercato immobiliare. Nel mese di settembre i prezzi delle case hanno sfornato un nuovo record: +4,3% per un valore medio pari a 116,801 sterline (circa 180 mila euro). Rispetto a un anno fa i prezzi hanno messo a segno un rialzo del 24,2%, il più alto dal 1989.
E a Londra il prezzo medio ha superato per la prima volta nella storia la soglia delle 200.000 sterline, a quota 206.425 sterline.
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