Caro-affitti: un canone speciale per i redditi bassi
Ha iniziato il suo percorso parlamentare, in commissione Ambiente, lavori pubblici e territorio alla Camera, un progetto di legge presentato dai parlamentari di Forza Italia Verro (primo firmatario), Dell'Anna, Germanà, Lupi, Mondello, Osvaldo Napoli, Paroli, Strabella e Zanetta, che potrebbe introdurre delle deroghe alla legge n.431/1998, che da quattro anni disciplina il mercato delle locazioni.Il progetto di legge si rivolge a tutti coloro il cui reddito annuo è superiore a quello massimo previsto per la concessione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma troppo basso rispetto al canone massimo di locazione determinato dalla Regione nella quale si trovano gli alloggi in funzione della tensione abitativa, dell’andamento del mercato delle locazioni e dell’appartenenza dei conduttori a particolari categorie (giovani coppie, anziani, persone singole, operai).
A questi soggetti, il cui reddito è stato collocato tra un minimo di 18.000 e un massimo di 40.000 euro, viene riservata una “locazione a canone speciale”, convenzionato o commisurato alla retribuzione.
Come per tutti gli altri contratti disciplinati dalla legge 431/1998, anche il contratto di locazione a canone speciale va registrato. Quanto alla durata, la proposta di legge prevede che gli alloggi convenzionati siano dati in locazione per un periodo di tempo non inferiore a 5 anni, con successivi rinnovi biennali. Il canone di locazione, che verrà aggiornato ogni due anni, va pagato in rate trimestrali anticipate. Quanto al deposito cauzionale, valgono le stesse norme che regolano i contratti già disciplinati dalla 431/1998: non può eccedere le due mensilità, e su di esso maturano gli interessi a tasso legale.
Il canone annuo non dovrà eccedere il 5% del valore convenzionale dell’alloggio locato determinato in base al costo unitario dei metri quadrati stabilito dalla regione per gli interventi di edilizia residenziale sovvenzionata o di edilizia residenziale a totale carico della regione. In pratica, il canone è commisurato al costo di costruzione, e cioè intorno 45-55 euro al metro quadro.
Il progetto di legge prevede che le regioni stipulino apposite convenzioni (di durata non inferiore ai 20 anni) con imprese di costruzione o cooperative di abitazione e loro consorzi per la costruzione o il recupero di alloggi da dare in locazione come prima abitazione a canone convenzionato ai soggetti prima individuati, e concede ai comuni la facoltà di disporre agevolazioni (come la riduzione dell’Ici) per la realizzazione dei programmi di costruzione o recupero alloggi.
Quanto al locatario, avrà l’obbligo di produrre alla stipula del contratto (e di presentare al locatore, in ciascun anno di locazione ed entro il 30 settembre), la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante il reddito. Se contravverrà a quest’obbligo, o se dall’atto di notorietà risulterà che il reddito è superiore a quello richiesto, il rapporto di locazione verrà risolto di diritto con effetto dal 1° ottobre dell’anno solare successivo e, in caso di mancato rilascio dell’alloggio, lo sfratto dovrà essere eseguito, dall’ufficiale giudiziario competente, entro due mesi dalla richiesta del locatore.
Su questa proposta di legge, ha spiegato il relatore e primo firmatario Antonio Verro, convergono tutte le forze politiche, opposizioni comprese.
“Integrare la legge n. 431 del 1998 prevedendo altre tipologie di intervento in grado di riattivare un'offerta di alloggi a canone economicamente sostenibile”: è questo l’obiettivo che si legge nella relazione che accompagna il progetto di legge.
Che prosegue: “la proposta di legge intende "coniugare" da un lato la domanda emergente di case in locazione a canone economicamente sostenibile e dall'altro la necessità, per gli investitori, di ottenere un reddito accettabile dall'investimento effettuato. In via preliminare si evidenzia che la proposta di legge riconosce, proprio in base ai recenti indirizzi in materia di federalismo, un ampio ruolo alle regioni, che dovranno intervenire, in via regolamentare, per normare determinati aspetti attuativi.”
