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Il teleriscaldamento viaggia a gonfie vele

Viaggia a pieno ritmo in Italia il teleriscaldamento. Nel 2001, infatti, la volumetria allacciata è cresciuta del 7,4% rispetto all'anno precedente, contro il 6,9% del 2000 sul 1999. I dati sono contenuti nell'ultimo rapporto dell'Associazione Italiana Riscaldamento Urbano (Airu), che fa il punto sullo sviluppo di questo sistema ecologico di produzione di calore.
Il teleriscaldamento si basa sulla distribuzione di acqua calda alle abitazioni direttamente da un'unica centrale (le cui emissioni possono essere controllate in maniera migliore) anziché da tante piccole caldaie. Il vantaggio, per i cittadini, è un maggior rispetto dell'ambiente nell'utilizzo di acqua calda sia per finalità sanitarie che per il riscaldamento delle proprie abitazioni.
Non solo: la Finanziaria 2003 ha prorogato al 30 giugno gli incentivi previsti per chi intende allacciarsi alle reti di teleriscaldamento.

Complessivamente nel 2001 - secondo i dati dell'Airu - sono stati allacciati circa 8,6 milioni di metri cubi (comprese le nuove reti dell'area biomassa e dell'area geotermica, che complessivamente riscaldano circa 2,1 milioni di metri cubi). Al 31 dicembre 2001, l'utenza servita ha raggiunto i 126 milioni di metri cubi. Le reti sono concentrate nell'Italia settentrionale e la quasi totalità della volumetria teleriscaldata (circa 116 milioni di metri cubi, pari al 92% della volumetria totale) è localizzata nelle regioni del Nord: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. Nella graduatoria della diffusione del teleriscaldamento il Trentino Alto Adige è quinto.

Gli incrementi di volumetria riscaldata, a differenza del passato, si sono registrati abbastanza uniformemente su tutte le reti già esistenti di teleriscaldamento. Tra le realizzazioni principali ci sono le due reti dell'Agam di Monza: la prima ad acqua surriscaldata nell'area ex Nei (735 mila metri cubi), la seconda nell'area ex Simmenthal (135 mila metri cubi). Di rilievo anche la rete realizzata dall'Asm di Voghera, con 350 mila metri cubi allacciati al 31 dicembre 2001, destinati a superare il milione di metri cubi entro l'anno. L'estensione delle reti di riscaldamento urbano in Italia - sottolinea l'associazione - ha così raggiunto nel 2001 i 1.231 km di rete primaria (più 151 km rispetto al 2000). Il rapporto segnala poi, tra gli altri dati positivi, l'ingresso di nuovi operatori nel settore. Delle nuove reti entrate in esercizio o comunque inserite per la prima volta nella ricerca dell'Airu, solo due sono state realizzate da operatori già presenti nel settore nel 2000 (la rete di Casalecchio e la rete di Milano-Gallaratese) e sono ubicate in centri urbani ove già esistono episodi di teleriscaldamento.

Un contributo decisivo alla crescita della produzione elettrica è dato dagli impianti a biomassa e dagli impianti geotermici. La quota di energia termica prodotta in cogenerazione, sottolinea il rapporto, è decisamente più elevata della media degli impianti europei. L'energia termica prodotta in cogenerazione costituisce infatti il 63% dell'energia totale immessa in rete; l'energia di integrazione prodotta a mezzo di caldaie semplici costituisce il 24%, mentre il restante 13% è rappresentato dalle fonti rinnovabili.
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