Le case popolari? In rovina
Un patrimonio di edilizia residenziale pubblica costituito da 1.025.000 immobili, per un valore catastale complessivo pari a oltre 90 miliardi di euro, sta andando in rovina perché non ci sono risorse per la manutenzione ordinaria.La denuncia è arrivata da Vincenzo Guerrieri, presidente di Federcasa, l'ente che riunisce i 110 Enti di edilizia residenziale pubblica italiani, nell'ambito di un convegno nazionale promosso a Milano per affrontare il problema e individuare possibili soluzioni, a cui sono intervenuti rappresentanti dei Comuni, delle Regioni, del Governo. “I vecchi Iacp - ha detto Guerrieri - erano diventati 'carrozzoni burocratici', ma la riforma che ha trasferito il potere riorganizzativo alle Regioni non ha realizzato l'obiettivo di individuare le risorse economiche necessarie, soprattutto dopo la cessazione dei Fondi Gescal”.
Con la chiusura dei finanziamenti, ci si aspettava, secondo Guerrieri, che sarebbero stati almeno eliminati i vincoli burocratici e le centinaia di leggi che impediscono agli Enti di comportarsi come normali aziende sul mercato immobiliare. Ma nulla di questo è stato fatto, così che gli Enti non hanno ora altre risorse oltre all'affitto, fuori mercato, degli inquilini. E' stato portato l'esempio di Milano, dove un pensionato al minimo paga per l'alloggio circa 6 euro al mese più le spese. “Sarà anche un canone equo per quel pensionato ma non può essere l'Aler a far fronte a questo costo sociale, e si pensi che oltretutto quei 6 euro coincidono spesso con l'ammontare dell'Ici, e che quindi vengono trasferiti interamente al Comune”.
Un’occhiata ai numeri può far meglio comprendere le dimensioni del problema: gli enti di edilizia popolare che fanno capo a Federcasa gestiscono complessivamente 881 mila alloggi in locazione, 102 mila unità immobiliari non residenziali, 58 mila abitazioni a riscatto, 17 mila abitazioni private, con un volume d'affari di 2600 milioni di Euro, di cui 878 milioni dagli affitti, 362 milioni dalle vendite, 413 milioni da trasferimenti dallo Stato e dalle Regioni.
Ebbene, il canone medio pagato dagli inquilini degli alloggi gestiti dagli Enti nel 2000 è stato di 75,40 Euro al mese (84 al Nord, 86 al Centro, 59 al Sud) contro un valore medio di un'abitazione tipo stimato grossolanamente in 90 mila Euro, con un tasso di rendimento lordo annuo pari quindi all'1,5%.
Nel complesso, il canone medio dell'edilizia residenziale pubblica vale il 28% dell'affitto medio del settore privato per alloggi analoghi per caratteristiche e ubicazione.
Dai dati riportati da Guerrieri emerge inoltre una grave situazione di morosità, sui canoni e sui servizi, da parte degli inquilini: quella sui canoni è di circa 760 milioni di euro, quella sui servizi (che riguarda quindi le spese di manutenzione ordinaria) è circa 310 milioni, per una morosità complessiva di 1.070 milioni di euro.
In particolare la morosità sul canone e' per il 9% al Nord, il 24% al Centro e il 32% al Sud.
Vista la gravità della situazione il presidente di Federcasa ritiene necessario ''che lo Stato vari una normativa di indirizzo la quale, definendo una volta per tutte le competenze, permetta di rendere un buon servizio alla collettività”. E questa normativa, secondo Guerrieri, dovrà contenere: l'obbligo di trasformazione degli Iacp in aziende, con eventuale trasferimento del patrimonio in Fondazioni (ma la titolarità del patrimonio di Edilizia deve restare agli Enti, anche attraverso le Fondazioni); la riduzione del carico fiscale (Ici, Irpeg, Irap, Tassa registro); norme per assegnazioni, limiti di reddito, punteggi e canoni; interventi sociali; interventi per la morosità, l'abusivismo e l'ordine pubblico.
Una normativa quadro, comunque, entro cui ogni singola Regione possa quindi varare proprie leggi locali. In alternativa, Guerrieri lancia una provocazione: una legge che riporti allo Stato le competenze regionali di edilizia pubblica.
