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Gli edifici come le auto....presto il bollino verde

Dopo 18 mesi di consultazioni tra l’europarlamento e la Commissione, il Consiglio dei ministri dell’energia dei 15 paesi Ue ha finalmente dato il via libera alla direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia.
Si tratta di una risoluzione volta a fornire un quadro europeo comune di riferimento per il calcolo del rendimento energetico negli edifici, lasciando agli Stati membri, nello spirito del principio di sussidiarietà, il compito di recepire i dettagli nelle rispettive legislazioni nazionali.
La direttiva trae origine da una duplice necessità. Da un lato quella di ridurre la dipendenza energetica dell’Unione europea destinata ad aumentare in seguito all’allargamento verso l’Europa dell’Est. Secondo le attuali stime, se non verranno presi provvedimenti, nel 2030 la dipendenza dalle importazioni avrà raggiunto il 70%, rispetto all’attuale 50%. Dall’altro l’obbligo di assolvere agli impegni assunti con il protocollo di Kyoto in tema di cambiamenti climatici e lotta alle emissioni di gas serra.
L’importanza degli edifici in un’ottica di contenimento dei consumi energetici all’interno dell’Unione europea si evince da alcuni numeri. Nel 1997 ben il 40,7% del fabbisogno energetico complessivo era dovuto ai consumi degli edifici (contro il 28,2% dell’industria e il 31% dei trasporti). Inoltre, secondo dati aggiornati al 1995, circa il 32% del parco edifici esistente, che risale a prima del 1945, consuma una quantità di energia pari a circa il doppio rispetto agli edifici di nuova costruzione.

La proposta approvata in sede Ue comprende dunque quattro elementi principali:
- l'istituzione di un quadro generale per un metodo comune di calcolo integrato
del rendimento energetico degli edifici;
- l'applicazione di norme minime sul rendimento energetico agli edifici di
nuova costruzione, e in parte anche agli edifici in ristrutturazione;
- l'introduzione di un sistema di certificazione degli edifici di nuova costruzione
ed esistenti;
- l'ispezione delle caldaie e degli impianti di riscaldamento e raffreddamento.

Per quanto concerne la certificazione degli edifici di nuova costruzione, attualmente è obbligatoria soltanto in Danimarca, in Germania e nel Regno Unito, mentre per gli edifici esistenti solo la Danimarca dispone di un regime obbligatorio, ma numerosi Stati membri hanno predisposto programmi di autoregolamentazione.
L’esperienza danese ha molto da insegnare. La campagna di certificazione condotta su un totale di 160 mila abitazioni, costata circa 25 milioni di euro, ha identificato possibili migliorie per circa 125 milioni e gli interventi di riqualificazione hanno prodotto un risparmio energetico per il consumatore pari a circa 20 milioni all’anno.

Uno dei principali ostacoli all'investimento nel rendimento energetico è il fatto che il proprietario e l’inquilino hanno interessi diversi: poiché generalmente è quest’ultimo che paga le bollette energetiche, il proprietario è poco incentivato ad investire sul rendimento energetico. Il modo migliore per rendere più attraenti questi investimenti è fornire informazioni chiare ed affidabili in modo da far capire che la convenienza è reciproca: per gli inquilini si traduce in un risparmio sui consumi, per i proprietari nella possibilità di rivedere al rialzo il canone di locazione. Per facilitare il passaggio di tali informazioni la direttiva propone che all’atto della costruzione, compravendita o locazione di un immobile sia messo a disposizione un attestato relativo al rendimento energetico che deve contenere suggerimenti su come migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio.

Alla redazione della direttiva ha fattivamente collaborato la European Property Federation (Epf), che ha come rappresentante italiano la Confedilizia. La modifica più significativa al testo originario della direttiva – ci ha spiegato l’avvocato Giovanni Gagliani Caputo di Confedilizia – consiste nella distinzione tra edifici nuovi ed esistenti: i criteri di rinnovo energetico saranno obbligatori solo per gli edifici di nuova costruzione e per quelli vecchi oggetto di interventi di ristrutturazione rilevante (nella prima stesura la direttiva rendeva obbligatoria la certificazione energetica qualora il restauro avesse superato il 25% del valore assicurato dell’immobile).
Inoltre, la durata di 10 anni della validità della certificazione energetica e il differimento della data di entrata in vigore della direttiva, che avrà attuazione dopo un periodo di transizione di sei anni, e non dall'oggi al domani come previsto nella prima stesura.
La prossima tappa, in sede italiana, sarà un incontro tra i rappresentanti dei vari ministeri che condividono la responsabilità del recepimento e le associazioni di settore coinvolte dall’applicazione dei principi della direttiva.

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