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Un 2003 ancora in crescita per il mattone

In città come Roma, Milano, Firenze, Venezia i prezzi delle abitazioni sono saliti quasi del 40% in quattro anni, a partire dal 1998, anno che segna l'avvio di una spinta ininterrotta verso l'alto. Grazie al basso costo del denaro, alla crisi che ha investito le borse internazionali e ai rendimenti modesti delle obbligazioni, il mattone è diventato il bene rifugio per eccellenza per famiglie e investitori: nel 2002 ha garantito, secondo Nomisma, un rendimento medio pari al 15,5%, superando di due punti percentuali il buon risultato dell'anno precedente.

Il 2003 potrebbe essere però un anno di aggiustamento. A parlare di prezzi in frenata o comunque stabili è la Gabetti, che conduce un monitoraggio periodico con i dati raccolti dalle sue seicento agenzie, ma anche il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, e la Federazione italiana degli agenti immobiliari (FIAIP).

A stabilizzare i prezzi, secondo l'ufficio studi di Gabetti, sarebbe non tanto un calo della domanda, che si mantiene sostenuta, quanto un ridimensionamento dell'offerta che costringerebbe i potenziali acquirenti a non poter comprare. Secondo la Federazione degli agenti immobiliari, i prezzi sono in salita nel 64% delle città e stazionari nel 36% negli ultimi sei mesi del 2002, e, al contrario, per i primi sei mesi di quest'anno, si stimano valori immobiliari stabili nel 69% delle città, in crescita nel 24% e in calo nel 7%.

Lo scorso anno è stato invece un anno di aumenti consistenti, in media del 10% per le 13 maggiori città, secondo l'istituto di ricerca Nomisma, e del 6% per le tredici città intermedie. In crescita è anche la domanda di acquisto dei box auto, a fronte di un'offerta pressoché stazionaria. Non cresce il volume degli scambi, ma aumentano i prezzi: +7,8% in media nel 2002.

A movimentare il mercato ci sono poi le grandi operazioni di dismissione di patrimoni immobiliari. Tra queste, la vendita di immobili degli enti previdenziali che sono state pari nel 2002 a circa 2,5 miliardi di euro, in gran parte ricavati dalla vendita diretta agli inquilini. Ma anche le operazioni di spin off concluse o avviate da alcuni colossi per separare la propria attività principale dalla gestione e, in molti casi, dalla proprietà di immobili. Nel 2002 questo tipo di operazioni ha interessato un patrimonio di circa 6 miliardi di euro, mentre per il 2003 la stima di Nomisma si attesta su almeno 3,6 miliardi.

E ancora l'ingente mole di immobili pubblici già alienati o in via di dismissione, anche attraverso il meccanismo delle cartolarizzazioni. Le operazioni concluse di recente, in una fase di picco dei prezzi, hanno avuto, secondo il direttore generale del Tesoro Domenico Siniscalco, ascoltato in un'audizione presso la commissione Bilancio al Senato, l'effetto di calmierare il mercato in città come Roma o Milano.

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