Condono Edilizio: un coro di no dalle Regioni
Regioni in rivolta contro il condono edilizio. Il provvedimento annunciato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento alla Fiera del Levante di Bari non ha ancora preso forma, ma gli enti locali cominciano a imbastire la loro strategia di risposta. “So che il condono edilizio dà fastidio a tutti, ma abbiamo l'esigenza di trovare 3 mila miliardi di vecchie lire e quindi non possiamo farne a meno”, aveva spiegato il premier domenica scorsa dando un timbro di ufficialità alle ipotesi più varie circolate nelle settimane scorse.La prima contromossa delle Regioni sarà il ricorso alla Corte Costituzionale. Il condono edilizio – sostengono alcuni governatori - violerebbe le competenze in materia di urbanistica e di programmazione del territorio che la Costituzione, dopo la riforma del titolo V, assegna agli enti locali. Sono già tre le regioni che si sono pronunciate in tal senso: Toscana, Emilia Romagna e Campania.
Il presidente della Regione Toscana Martini ha annunciato un’altra contromossa: una legge di due soli articoli per rendere nulle in Toscana le conseguenze amministrative del condono. In pratica, chi approfitterà della scappatoia offerta dal condono si libererà degli effetti penali dell’abuso, ma dovrà comunque fare i conti con il Comune, che potrà deliberare la demolizione dell’immobile abusivo. “La Toscana - ha spiegato Martini - sarà esclusa dalle conseguenze amministrative del condono edilizio. Non crediamo che si possa continuare a difendere le competenze regionali solo con i risorsi alla Corte Costituzionale, anche perché i ricorsi normalmente vengono decisi nel lasso di due o tre anni. Noi cominciamo perciò a mettere dei paletti legislativi e, probabilmente, sarà il governo che farà ricorso contro di noi”.
Anche il governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani, ha annunciato che la Regione da lui presieduta, oltre a presentare ricorso alla Corte Costituzionale, “utilizzerà ogni strumento legislativo per contrastare questa scelta scellerata, a cominciare dalla legge 16 approvata in Consiglio nel 2002 che consente ai Comuni di abbattere le cosiddette opere incongrue, ovvero quelle costruzioni che per dimensioni e tipologia hanno un impatto negativo sull' ambiente, tanto più se sono abusive”
Il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, ha ribadito la netta contrarietà all'ipotesi di sanatoria rivolgendo un appello “a tutti gli amministratori del Mezzogiorno, anche del centrodestra”. E anche lui ha ammonito: “se dovesse esserci l'approvazione del condono come Regione Campania faremo immediatamente ricorso alla Corte Costituzionale”.
In posizione di attesa le Regioni guidate dal Polo. “Ne parleremo con i capigruppo mercoledì prossimo”, ha fatto sapere il governatore della Liguria, Sandro Biasotti, mentre un consigliere regionale Ds, Biagio Minnucci, invita il presidente del Lazio Francesco Storace a seguire l'esempio di Bassolino e pensare quindi al ricorso alla Corte Costituzionale.
Contro il condono edilizio si schierano anche i comuni. L'Anci ha già avviato un giro di consultazioni con alcuni costituzionalisti, “perché crediamo - spiega il vicepresidente Fabio Melilli - che ci siano dei dubbi di costituzionalità: la materia è stata delegata alle Regioni, non è più di competenza dello Stato”. Iniziativa confermata dal sindaco di Roma, Walter Veltroni, mentre a Firenze gli assessori al patrimonio Tea Albini e all'urbanistica Gianni Biagi hanno fatto un paio di conti e calcolato che ci sono 6-7 mila abusi edilizi che, nel caso passi l'ipotesi governativa del condono, “produrranno molto lavoro negli uffici ma ben pochi proventi per le casse comunali”.
