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Il disagio abitativo cresce sempre di pił

 La maggior parte degli italiani e' soddisfatta della propria abitazione, soprattutto nei piccoli comuni. La casa dei sogni e' pero' quella meglio ubicata rispetto alle esigenze di lavoro, vita e studio. Tuttavia permangono numerose ancora oggi le aree di disagio abitativo, ambito, questo, considerato dal 55% degli italiani "un problema piu' diffuso di quanto si immagini", soprattutto per anziani e separati.

 

E' un'immagine in chiaro scuro quella che emerge da una indagine realizzata dal Censis-Federabitazione sulla condizione abitativa delle famiglie italiane. Secondo lo studio il 41,1% degli italiani non cambierebbe mai la propria abitazione, contro

un 48,6 che si dice 'abbastanza soddisfatto' della propria condizione abitativa. Il maggior attaccamento per l'abitazione di residenza, rileva lo studio, emerge soprattutto tra coloro che vivono nei piccoli comuni (con meno di 10 mila abitanti),

mentre nelle aree metropolitane emerge un atteggiamento piu' distaccato.

 

Forte l'area del disagio, rappresentato soprattutto da anziani, separati, disabili e immigrati. Nel complesso questo ambito, sottolinea il Censis raccoglie poco piu' del 10% delle famiglie italiane (quasi 2,2 milioni di nuclei) ed in ogni caso il 55% degli italiani lo considera "un problema piu' diffuso di quanto si immagini".

Nella graduatoria dei disagi abitativi, al primo posto gli anziani: 3 milioni di questi vivono infatti da soli e la condizione di solitudine e' gia' di per se' un fattore di disagio abitativo. Il 17,3% delle famiglie con capofamiglia anziani vive in affitto, e di queste il 66,2% paga il canone ad un singolo proprietario privato (nella maggior parte dei casi, in canone di mercato). Per il 35,4% degli anziani il canone assorbe almeno il 40% del reddito famigliare. A fronte di cio' non stupisce il giudizio negativo espresso dai 2,4 milioni di anziani sulla propria abitazione.

 

Altro capitolo analizzato quello dei separati. La separazione, riferisce ancora l'indagine del Censis, provoca una domanda istantanea che puo' essere soddisfatta solo accedendo a immobili in affitto a canoni di mercato, che tuttavia non tutti

possono permettersi. In questo ambito il disagio e' particolarmente forte anche alla luce del marcato incremento fatto registrare dal 1992 al 2001 dal numero di separazioni, aumentate in un decenni del 166%.

 

Per quanto riguarda i disabili il Censis ricorda che attualmente circa 1,2 milioni di nuclei famigliari vivono quotidianamente il disagio abitativo di barriere domestiche o

condominiali.

Toccato anche il fronte immigrati, i quali, su un totale di 2,4 milioni di unita', solo 1,45 milioni affermano di essere in condizioni abitative stabili. In ogni caso, piu' di 950 mila immigrati si trovano a tutt'oggi in condizioni di precariato abitativo di diversa natura.

 

In ogni caso l'indagine del Censis ha fotografato anche quella che secondo gli italiani dovrebbe essere la situazione ottimale. L'aspetto piu' apprezzato rimane quello delle

dimensioni delle abitazioni, giudicato positivamente da piu' del 90% delle famiglie, cosi' come, quasi allo stesso livello, la sua collocazione urbana, rispetto alle esigenze di mobilita' della famiglia. Molte meno famiglie, invece, tra il 20 e il 30% giudicano positivamente l'aspetto estetico dell'edificio e 'l'isolamento termico ed acustico". L'elemento che pero' sembra contare di piu' per il 53% delle famiglie non riguarda tanto la casa in se stessa, quanto la sua localizzazione che deve essere "congrua rispetto alle esigenze, di vita, di lavoro di studio, dei diversi componenti della famiglia".

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