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Condono edilizio: la palla in mano alle regioni

Metrature condonabili che vanno dai 100 metri cubi di Emilia Romagna e Toscana ai 750 di Lombardia, Piemonte e Puglia; oblazioni e oneri concessori più o meno rivisti al rialzo rispetto alla legge nazionale, nuove costruzioni ammesse solo in pochissime regioni.
Dal combinato disposto del condono nazionale varato dal Governo e della successiva sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto la competenza delle Regioni nel fissare la normativa di dettaglio, sta dunque emergendo com'era nelle previsioni una sanatoria edilizia a macchia di leopardo.
Ma in ogni caso, chi più chi meno, tutte le regioni stanno usando le loro armi per restringere quanto più possibile le maglie del condono.

E' ancora presto per giudicare, visto che molte regioni non si sono ancora dotate di una normativa valida sul proprio territorio, ma in ogni caso le scelte delle regioni potrebbero mettere a rischio l'obiettivo del governo di incassare dal condono un gettito di circa 3,8 miliardi di euro.

Tanto per cominciare, quasi tutte le autonomie locali, secondo un'indagine dell'Adnkronos, sono pronte ad inasprire sanzioni e oneri concessori. In molte sfrutteranno l'opportunità di aumentare al massimo le somme che gli abusivi dovranno versare per sanare gli illeciti edilizi: +10% per l'oblazione e +100% per gli oneri rispetto a quanto stabilito dalla legge nazionale.
Per quanto riguarda la metratura condonabile, dai 750 metri cubi fissati come tetto massimo dal governo, si scende anche fino a 100 metri cubi come prevedono Emilia Romagna e Toscana, a 150 mc (Marche e Campania) o a 300 (Lazio), mentre si adeguano alla normativa nazionale Lombardia, Piemonte e Puglia.

Hanno scelto in genere la linea dura le regioni amministrate dal Centrosinistra, dove sono a rischio demolizione gli edifici che non rientrano nei parametri stabiliti dalle leggi locali. Saranno ammessi a sanatoria sostanzialmente solo i 'piccoli' abusi. Per contro la Sicilia ha scelto di ridurre le spese di urbanizzazione del 50% e il Molise di sanare in alcuni casi anche nelle aree protette. E infine c'è anche chi, come la Valle D'Aosta, ha detto sì esclusivamente ai cambi di pertinenze e agli adeguamenti igienico-sanitari escludendo tutto il resto.

Fonte: Miaeconomia.it

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