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Polemica Regioni-Governo sul condono edilizio

La decisione del Governo di impugnare, con un ricorso alla Consulta, le norme varate da cinque Regioni (Lombardia, Marche, Umbria, Veneto e Campania) in tema di condono edilizio ha suscitato vivaci reazioni. Dallo stupore espresso dall'assessore all'urbanistica della Regione Lombardia all'ironia esplicita del presidente del Veneto, tutte (o quasi) le Regioni interessate dal ricorso reso noto dal ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia al termine della seduta di mercoledì scorso del Consiglio dei ministri hanno ribadito la correttezza del loro operato legislativo.

Secondo l'esecutivo le leggi varate da alcune Regioni avrebbero ristretto i termini e le modalità del condono in modo non consentito dai limiti tracciati nella sentenza della Corte Costituzionale dell'estate scorsa, attribuendosi poteri di regolamentazione che invece spettano unicamente allo Stato.
In particolare, Lombardia, Campania e Umbria hanno escluso il condono per alcune tipologie di opere per le quali invece la sanatoria era consentita dalla legge nazionale. Le Marche non solo hanno ristretto i requisiti per sanare ma avrebbero cambiato i parametri, parlando di superficie anziché di volume.
Il Veneto, invece, ha escluso il condono per le nuove costruzioni che non costituiscono pertinenze di fabbricati esistenti.

Delle cinque Regioni coinvolte dalla decisione del Governo, anche le tre guidate dal centrodestra si sono espresse negativamente. "Apprendo con stupore dell'impugnativa - ha dichiarato l'assessore all'urbanistica Alessandro Moneta - in quanto sono stati rispettati gli indirizzi nazionali, anche se adeguati alla specificità della nostra Regione". "La ragione del maggior rigore della Lombardia - ha aggiunto con riferimento al divieto totale di sanare le nuove costruzioni - nasce dal fatto che il nostro territorio è in gran parte protetto dal vincolo paesistico e idrogeologico. Sono due valori che devono essere tutelati e anche le più legittime esigenze di cassa non possono prescindere dalla considerazione che il territorio è un bene irriproducibile".

Secondo i costituzionalisti, il ricorso del Governo non sospende l'efficacia della legge, che resta, fino a sentenza contraria, legittima e applicabile. "Resisteremo in Corte - conclude Moneta - a salvaguardia delle legittime aspettative di certezza del cittadino, anche se sorge il dubbio che questo ricorso sia dettato più dalle esigenze di riaprire i termini di presentazione delle domande, che non da fondate valutazioni giuridiche".

Dubbi smentiti dal Governo che ha precisato che questi ricorsi non hanno come motivazione principale la minore adesione al condono e quindi i minori introiti nelle Casse dello Stato, ma solo la considerazione che queste regioni hanno violato le norme sulla loro competenza.
In ogni caso la Corte Costituzionale sarà nuovamente chiamata a decidere sull'argomento, e nel caso in cui ritenesse illegittime queste leggi, le cinque Regioni sarebbero costrette a riaprire i termini del condono.

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