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Il Fisco alla carica: caccia a stalle e case popolari in centro storico

Valgono anche oltre dieci mila euro a metro quadro, ma al Fisco rendono poche centinaia di euro all'anno di Ici o di Irpef. Sono alcune case dei centri storici italiani, costruite all'epoca come abitazioni popolari ma col tempo convertite in case di alto pregio.
E' uno degli esempi di scostamento tra i valori di mercato e quelli catastali che genera contraddizioni a stento tollerabili da chi ad esempio è proprietario di una casa in periferia e si vede recapitare bollette Ici più salate rispetto a chi vive in centro.

Per sanare questa situazione Agenzia del Territorio e Comuni potranno, sulla base di quanto stabilito dalla legge finanziaria 2005, rivedere (in gergo: riclassare) il classamento catastale sia di singoli immobili sia di intere 'microzone' del territorio comunale.

Il direttore dell'Agenzia del Territorio ha diramato infatti la "determinazione" che fissa i criteri con cui si scoveranno gli appartamenti finora iscritti come di edilizia economica, popolare o ultrapopolare (categorie A3, A4 e A5) ma i cui valori catastali non corrispondono più a quelli di mercato.

La revisione dovrebbe interessare all'incirca due milioni e mezzo di unità abitative di cui già un terzo potrebbe essere scandagliato entro quest'anno. Le case verranno individuate o per effetto del riclassamento globale della microzona comunale su cui sorgono o nel caso siano "non dichiarate in catasto". O ancora, se "non più coerenti - si legge nel provvedimento dell'Agenzia - con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie".

Nel mirino anche gli immobili che hanno subito una "modifica permanente" nella destinazione d'uso dopo un intervento edilizio, o un incremento del valore di mercato e della relativa redditività pari almeno al 15%.

Restano esclusi dalla revisione catastale gli immobili già censiti che hanno beneficiato di opere edili ma non tali da modificarne la destinazione d'uso, o giustificarne un incremento significativo del valore e della redditività. Questo, spiega la "determinazione" dell'Agenzia, è il caso dei lavori di manutenzione ordinaria e anche straordinaria se non hanno portato ad una variazione sostanziale delle caratteristiche tipologiche e degli impianti originari dell'edificio.

Sono fuori del riclassamento anche gli stabili su cui si sono eseguiti interventi di adeguamento degli impianti tecnologici per motivi tecnici e di sicurezza, "di riparazione e rinnovo di impianti esistenti, di consolidamento e conservazione - spiega il provvedimento - degli elementi edilizi strutturali".

I Comuni rintracceranno i loro "target" attraverso i dati che hanno in possesso, dall'archivio edilizio municipale ai verbali di accertamento delle violazioni edili, dalla cartografia tecnica alle immagini territoriali.
I soggetti che ricevono la domanda di aggiornamento catastale dal Comune saranno tenuti a fornire tutta la documentazione richiesta entro novanta giorni dalla notifica all'Agenzia del Territorio. Per gli inadempienti, si provvederà all'aggiornamento d'ufficio.

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