Mutui a tasso variabile: in arrivo una stangata?
È da giugno 2003 che i tassi di interesse in Europa sono fermi al minimo storico del 2%. Con grande gioia di tutti coloro che hanno bisogno di chiedere un prestito. Consumatori che vogliono accendere un mutuo per comprarsi casa, cittadini che fanno un finanziamento per comprarsi la macchina, la lavatrice, una vacanza, imprenditori che vogliono ammodernare e rendere più competitiva la propria azienda.Ma il prossimo 1° dicembre il governatore della Bce (la Banca centrale europea) Jean Claude Trichet ha spiegato che è pronto a innalzare i tassi di riferimento, precisando tuttavia che la manovra non sarà la prima di una sequela di strette. Tra gli analisti, l’aumento più accreditato è di un quarto di punto che porterebbe gli interessi dal 2 al 2,25%. Ma il rialzo del costo del denaro - hanno fatto sapere da Francoforte - è l’unica politica monetaria attuabile che consentirà di stabilizzare i prezzi, attualmente sotto il giogo dell’inflazione europea.
Un obiettivo che molti consumatori apprezzeranno: saranno soprattutto coloro che comprano titoli di stato. I Bot di nuova emissione, infatti, renderanno di più. Guadagno che farà un po’ meno piacere allo Stato che si vedrà costretto a corrispondere maggiori interessi.
Ma il rialzo dei tassi se da una parte dà, dall’altra toglie: Prendiamo il credito al consumo in generale e i mutui in particolare.
Anche se i cittadini italiani sono tra i meno indebitati dell’Unione europea, il mercato del credito al consumo negli ultimi anni ha registrato crescite a due cifre. Secondo Bankitalia, in un anno, da giugno 2004 a giugno 2005, i mutui per le abitazioni delle famiglie sono passati da 138,087 miliardi di euro a 167,994 miliardi di euro: vale a dire un balzo in avanti del 21,6%. Ma, spinta dalla previsione che l’euro avrebbe garantito una certa stabilità dei tassi, senza eccessivi e improvvisi rialzi, è soprattutto la richiesta di mutui a tasso variabile ad aver subito la cresciuta esponenziale maggiore: nei primi sei mesi del 2005 ha rappresentato il 77% delle richieste di nuovi mutui.
Cosa rischiano, quindi, i consumatori che stanno pagando un mutuo a tasso variabile?
Se è vero che alla crescita dei tassi per ogni finanziamento futuro si pagheranno più interessi, va notato che l’aggravio sulla rata dovrebbe essere sopportabile dalla maggior parte delle famiglie.
Numeri alla mano, un aumento dei tassi di interesse dello 0,25% potrebbe significare, per un mutuo di 100.000 euro ventennale, un maggiore esborso di circa 13 euro a rata. Per un mutuo ventennale da 120.000 euro si calcola, invece, un incremento della rata di 15 euro.
Maggiori problemi potrebbero sorgere, invece, se il rialzo di dicembre rappresentasse il primo di una lunga serie. Come è successo negli Stati Uniti dove il Governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, in un anno ha aumentato i tassi per 12 volte, portandoli dall’1 al 4%. Un’ipotesi che, invece, Trichet ha escluso da subito. Al momento quindi nessun eccessivo allarme per chi ha un mutuo a tasso variabile.
Ma chi può dire cosa cambierà, tra 15 anni, nella rata di chi accende oggi un mutuo ventennale?
