Ristrutturazioni agevolate: l'IVA dal 10% passa al 20%
Con il ritorno all’Iva "normale" al 20%, a rischio i benefici prodotti negli ultimi anni dagli sgravi Irpef sulle ristrutturazioni. Contro la decisione contenuta nella Finanziaria 2006 che prevede di innalzare l’aliquota Iva sulle opere di manutenzione edilizia dall’attuale 10% al 20%, a lanciare l’allarme è l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, che invita il governo a mantenere l’aliquota attuale. "La scelta contenuta nella Finanziaria per il 2006 di riportare al 20% l’Iva applicata a questo tipo di interventi, sebbene unita all’aumento dal 36 al 41% della detrazione Irpef, rischia di ridimensionare pesantemente i risultati positiva della norma", ha sottolineato il vicepresidente dell’Ance, Gianfranco Pavan.Il governo, ha continuato ancora Pavan, si attende 220 milioni di euro annui dall’innalzamento al 20% dell’aliquota Iva, a fronte di minori entrate pari a 120 milioni di euro che deriverebbero dal mantenimento dell’Iva al 10% anche per il 2006. Ma questa valutazione - rileva l’Ance - nasce da un calcolo che non tiene conto degli effetti negativi che verranno prodotti dall’aumento dell’Iva e con cui ci troveremo tutti a dover fare i conti dal prossimo primo gennaio 2006.
Un cambiamento, questo, che, secondo l’Ance scoraggerà le famiglie italiane a ristrutturare i propri immobili e provocherà la drastica riduzione del numero di interventi che verranno compiuti attraverso il ricorso all’agevolazione.
E’ per questo che Pavan invita il governo a intervenire "in sede comunitaria al prossimo Ecofin del 6 dicembre, per sollecitare l’ulteriore proroga della direttiva sull’Iva ridotta per i servizi ad alta intensità di manodopera" e a provvedere poi al suo immediato recepimento.
Secondo l’Ance in presenza dell’aliquota Iva agevolata (10%) l’importo massimo di spesa per lavori risulta pari a 43.636 euro e l’ammontare di Iva pari a 4.364 euro. Se l’aliquota Iva venisse innalzata al 20% le famiglie, a parità di plafond detraibile, dovrebbero limitare a 40.000 euro l’ammontare degli interventi agevolati e pagare, subito, 8.000 euro di Iva.
Per non parlare poi dell’impulso agli interventi di riqualificazione del patrimonio abitativo, dell’ampliamento della base imponibile e dell’aumento del gettito fiscale per l’erario. L’effetto combinato della aliquota Iva al 10% e della detrazione Irpef al 36% ha contribuito in misura rilevante anche, sottolinea l’Ance, all’emersione del lavoro sommerso e alla crescita dell’occupazione. Nel corso degli anni 1998 - 2004 gli investimenti nel recupero abitativo sono aumentati mediamente ogni anno del 3,7% in termini reali a fronte di un tasso di crescita medio annuo degli investimenti in costruzioni pari al 3,2%. Complessivamente nel periodo considerato gli investimenti in ristrutturazione abitativa sono cresciuti del 24,2%.
Dietro questi risultati c’è ovviamente l’ampio ricorso da parte delle famiglie alle agevolazioni per il recupero: le domande sono state ben 2.390.000, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, dal 1998 a oggi. Uno studio dell’associazione ha poi dimostrato che l’Iva agevolata al 10% con gli incentivi fiscali del 36% non solo ha consentito di innalzare l’imponibile dichiarato del 130%, ma ha una propria validità fiscale, producendo un saldo positivo per l’erario pari a 2,5 milioni di euro.
