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Ristrutturazioni: fermi tutti!

Scatto di reni dell’Europa sull’annosa questione dell’Iva ridotta. La settimana scorsa, dopo un lungo braccio di ferro tra il blocco dei paesi della vecchia Europa e tre nuovi membri dell’Unione - Polonia, Repubblica ceca e Cipro - i 25 hanno trovato un accordo che consentirà di prolungare fino al 2010 il regime di Iva agevolata scaduto il 31 dicembre scorso sui settori ad alta intensità di manodopera.

Alla fine la Polonia, ultima a cedere, ha dunque accettato la proposta di compromesso elaborata dalla presidenza di turno austriaca. L’accordo prevede il prolungamento fino alla fine del 2010 della riduzione dell’Iva sui servizi "ad alta intensità di manodopera", come l’edilizia e l’assistenza a domicilio. Tali riduzioni - rispetto al livello minimo europeo dell’Iva del 15% - sono applicate da nove Stati: oltre all’Italia, si tratta di Francia, Gran Bretagna, Spagna, Olanda, Belgio, Portogallo, Lussemburgo e Grecia. Le deroghe sono scadute lo scorso 31 dicembre, e senza l’accordo per il loro prolungamento, gli Stati membri sarebbero stati costretti ad abolire l’Iva ridotta, pena l’apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Ue.

Varsavia aveva rifiutato la prima ipotesi di accordo perché insisteva sull’ottenimento di concessioni sulla propria richiesta principale, ovvero l’Iva ridotta sulla costruzione di nuovi palazzi, che il governo ritiene necessaria per incentivare il rinnovamento dello stock immobiliare del Paese. La soluzione trovata prevede un’interpretazione più ampia delle agevolazioni fiscali già permesse per l’edilizia popolare, con l’inclusione dei palazzi di nuova costruzione.

L’agevolazione riveste particolare importanza per i cittadini italiani, che negli scorsi hanno dimostrato di gradire parecchio gli sgravi fiscali previsti per le ristrutturazioni: la detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute, accompagnata appunto dall’Iva ridotta al 10%.

L’importanza della decisione assunta in sede Ue si capisce facilmente se si considera che la stragrande maggioranza di chi ristruttura casa in genere non è titolare di partita Iva e quindi subisce l’imposta applicata sui lavori edili come un puro costo. Quando l’aliquota tornerà al 10% ciò si tradurrà in un risparmio effettivo sull’intero costo di ristrutturazione della propria abitazione. Il consiglio è dunque, ove possibile, di rinviare i lavori in attesa che l’Italia recepisca l’accordo raggiunto in sede Ue.

Fonte:miaeconomia.it

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