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Casa: un mercato in fase di stabilità

“Un motore diesel che magari non regalerà grandi prestazioni, ma garantisce quella affidabilità che assicura all’utente di non rimanere in panne”. Con questa metafora il direttore di Scenari Immobiliari, Franco Breglia, fotografa le prospettive del real estate, in occasione di un confronto sul tema, organizzato dall’incontro Tuttorisparmio. Prospettive che, dunque, possono riassumersi in un’unica parola: stabilità. Non dovremo più fare i conti, spiega Breglia, con quella dinamica “schizofrenica, fatta di forti boom e successive crisi, che ha avuto i suoi anni di picco nel 1974, 1982 e 1992. Un andamento altalenante dei prezzi ci sarà sempre, ma si va verso una maggiore armonia”.

Come già l’anno scorso, anche nel 2006 ci sarà un rallentamento del settore ma non si può certo parlare di crisi. Per le compravendite, ad esempio, non si scenderà oltre “lo zoccolo delle 600/650mila unità”. La casa, precisa Carlo Mazzola, Presidente Norisk, non può essere associata a un qualunque altro bene: “ Viene direttamente utilizzata dal suo proprietario e quindi il suo valore non coincide semplicemente con quello di mercato, ma si carica di una valenza superiore”.

Anche per questa sua particolare natura, la domanda residenziale rimarrà sostenuta e, a cambiare, sarà solo la tipologia delle richieste. “Si va verso oggetti più piccoli – spiega Breglia – e di qualità superiore. Un’importante spinta arriverà anche dagli extracomunitari di seconda e terza generazione”. D’altra parte, in Italia, ben l’80% delle famiglie ha una casa di proprietà, quindi gli acquisti sono orientati a migliorare la propria condizione abitativa: “Un meccanismo – chiosa il direttore di Sviluppi Immobiliari – che funziona solo se questi potenziali acquirenti trovano qualcuno a cui vendere”.

A sostenere la domanda dovrebbero pensarci anche i bassi tassi d’interesse e i livelli non certo elevati dell’inflazione che rendono conveniente anche indebitamenti sul lungo periodo. Un ricorso al credito al consumo che ha suscitato più di una polemica negli ultimi giorni, con le associazioni dei consumatori che hanno puntato il dito sulle difficili condizioni di famiglie che non sono più in grado di far fronte ai debiti.

Non è d’accordo Umberto Filotto, Segretario Generale Assofin. “Il livello delle insolvenze – ribatte – è fisiologico e in riduzione. In Italia, il credito al consumo ha un’incidenza sul Pil del 4,5%, rispetto al 15,8% della Gran Bretagna. Se fosse questo il motivo per cui non si riesce ad arrivare alla famosa quarta settimana, allora gli inglesi non dovrebbero superare neanche la prima”.

Fonte:miaeconomia.it

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