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22/11/2017

ENGIE, STUDIO SULL'INNOVAZIONE ENERGETICA: I VANTAGGI DELL'EDILIZIA GREEN

L'Italia, investendo nella riqualificazione energetica e nell'innovazione, potrebbe produrre un flusso d'affari di oltre 29 miliardi di euro, e questo solo intervenendo sul 20% degli immobili residenziali. Senza poi contare i grandi vantaggi ambientali.

La riqualificazione energetica degli immobili italiani già esistenti e la costruzione di nuovi edifici basata su criteri energetici più restringenti, e che necessiti quindi di sempre nuove tecniche e tecnologie, porterebbe in Italia, nel solo quinquennio 2018-2022, un volume d’affari per le imprese del settore di oltre 29 miliardi di euro, senza contare i vantaggi in termini di inquinamento, spreco di risorse non rinnovabili e tutela dell’ambiente in cui viviamo.

È ciò che emerge dal primo “Studio sull’innovazione energetica negli edifici in Italia”, commissionato da ENGIE, tra i più importanti e attivi operatori dell’energia a livello internazionale e italiano, e realizzato dal Politecnico di Milano, in collaborazione con ANCI e Ambrosetti. Secondo questo report, infatti, investire nell’innovazione energetica rivolta all’edilizia sarebbe una storta di “manna da cielo” per tutto il settore immobiliare: lo stock di edifici già esistenti in Italia è estremamente antiquato e, energeticamente parlando, poco performante e molto inquinante. Solo il 7% degli immobili residenziali e il 6% di quelli non residenziali appartiamente ad una classe energetica di qualità elevata (A+, A, B), con una netta maggioranza degli immobili ancora confinata nella classi peggiori (F, G): questo perché circa l’80% degli edifici italiani è stato costruito prima del 1990, quando ancora non esistevano requisiti energetici per gli edifici.

Proprio per questo, però, ENGIE pensa che con un piccolo investimento si possa raggiungere risultati davvero sorprendenti, sia dal punto di vista ambientale, che economico: andiamo a scoprire nel dettaglio quali sono le prospettive future svelate dallo “Studio sull’innovazione energetica negli edifici in Italia”.

Il futuro, secondo ENGIE.

Nei prossimi 5 anni (tra il 2018 e il 2022), si potrebbe generare un volume d’affari nel solo settore immobiliare di oltre 29 miliardi di euro, solamente intervenendo sul 20% delle abitazioni italiane. Un dato impressionante che potrebbe crescere esponenzialmente se gli investimenti interessassero anche il settore non residenziale. Nel 5° “Forum ENGIE”, svoltosi pochi giorni fa, sono stati presentati tutti i numeri e i vantaggi che questo tipo di interventi porterebbe, proviamo a riassumerli:

  • Volume d’affari, l’abbiamo detto più volte, di oltre 29 miliardi di euro;
  • Investimenti in ricerca e sviluppo (r&s) fino a 290 milioni di euro;
  • Gettito di 4,8 miliardi di euro (in particolare da ires e iva), conseguente al maggiore fatturato;
  • Risparmi sulle bollette per le utenze energetiche di circa 2,5 miliardi di euro;
  • Occupazione di 130.000 nuovi professionisti;
  • Mancata emissione nell’atmosfera di ben 5,4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti alla mancata circolazione di 2,7 milioni autoveicoli.

C‘è molto ancora da fare insomma e nonostante l’Italia, negli ultimi 10 anni, abbia investito oltre 31 miliardi di euro inefficienza energetica (con il 65% di questa somma indirizzata specificamente sugli edifici residenziali e del terziario, mentre il restante 35% nell’industria), il campo è ancora florido e i frutti che si potrebbero trarre sarebbero estremamente succosi.

La situazione italiana.

Secondo il rapporto di ENGIE, in Italia, i più classici interventi di efficientamento energetico (sostituzione della caldaia e dei serramenti, introduzione di termostati intelligenti e illuminazione a led, installazione di impianti fotovoltaici e cappotti termici per gli edifici) han dimostrato di essere economicamente convenienti per chi li introduce: i tassi di investimento, in media, vanno da poco meno del 10% a poco oltre il 20% sulla spesa totale, con una prospettiva di rientro dei costi che va dai 3 ai 9 anni al massimo. Questo grazie agli incentivi fiscali esistenti, necessari per sbloccare tali investimenti virtuosi e che potrebbero essere ancora più efficaci se intervenissero maggiormente sulla spesa iniziale.

Oltre al rientro della spesa e ai risparmi in bolletta, vanno poi quantificati ed evidenziati altri vantaggi che questi interventi porterebbero, in primo luogo l’attrattività e il valore dell’immobile riqualificato sul mercato: gli edifici di alta classe energetica hanno un valore di mercato che, in media, è maggiore del 20-30%, oltre a garantire un maggior comfort domestico e a ridurre le emissioni inquinanti.

L’economia Italiana, dunque, anche solo confermando i Bonus Fiscali per i prossimi anni e garantendo un piccolo investimento iniziale, è in grado di azionare una formidabile leva di sviluppo, che porterebbe benefici a tutto il mondo dell’edilizia, ma non solo.