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Mercato Immobiliare

L’IMMOBILIARE INCONTRA LA POLITICA: LE PROPOSTE SUL MONDO DELLA CASA DEI MAGGIORI PARTITI

Cosa promettono i principali schieramenti politici per il futuro del settore immobiliare? Siamo andati a scavare all’interno dei programmi dei partiti per capire chi farebbe cosa, se vincesse queste elezioni.

Le elezioni politiche sono alle porte: domenica 4 marzo, dalle 7 alle 23, si potrà votare per eleggere il nuovo Parlamento italiano. Le promesse fatte dai vari partiti politici sono tante: alcune totalmente divergenti tra loro, altre decisamente concordanti, altre ancora molto simili nella sostanza, ma dette in un modo diverso. Quali saranno realmente attuabili è difficile da dire, visto che ultimamente va molto di moda il “programma per punti”, sicuramente più semplice da consultare, ma che mette a disposizione dei cittadini più che proposte dettagliate, slogan che invogliano a comprare il prodotto (bisogna però anche fare mea culpa: i programmi più esauriente esistono, ma in quanti si sono presi l’impegno di leggerli?).

Noi di mycase.it abbiamo spulciato i programmi di alcuni tra i maggiori partiti italiani, per scoprire quali fossero le politiche sulla casa e le proposte dal punto di vista immobiliare.

Doverosa premessa.

Quello della casa non pare essere un tema scottante di queste elezioni, forse perché il mondo immobiliare ha dato importanti segnali di ripresa, sia nel numero delle compravendite, sia nell’andamento dei prezzi delle abitazioni, ma forse perché ci sono argomenti che attirano maggiormente l’attenzione del grande pubblico, come l’immigrazione, la sicurezza e via dicendo…

Nessuno dei partiti politici di primo piano mette al centro del proprio programma i Bonus Fiscali sulla Casa – per saperne di più sulle detrazioni fiscali dedicate alla casa clicca qui – : così come sono funzionano e sono ancora in crescita i cittadini che sfruttano, in particolare, il Bonus Ristrutturazione e l’Ecobonus, e con le recenti introduzioni del Sismabonus (2017) e del Bonus Verde (2018), l’offerta è vasta ed esauriente e salvo imprevedibili colpi di scena, almeno per i prossimi anni dovremmo ancora poterne godere.

IMU e TASI sulla prima casa non di lusso, ad oggi, non sono dovute e, anche in questo caso, pare che nessun partito politico si azzardi, giustamente, a cambiare le cose: al più c’è chi propone di dare la possibilità di detrarre l’IMU per gli immobili non residenziali a professionisti, artigiani e commercianti (proposta del PD).

Partiti e programmi: le proposte riguardanti il mondo immobiliare.

Partiamo questa carrellata politica dal partito uscente, il PD: oltre all’aumento della deducibilità dell’IMU pagata da imprese, commercianti, artigiani e professionisti, il Partito Democratico propone l’allargamento del bacino d’utenza della cedolare secca agli affitti commerciali. Si appoggia anche l’idea di istituire una cabina di regia per lo sviluppo immobiliare, la casa e l’edilizia, ovvero una delle dieci proposte per il rilancio del settore immobiliare presentate da Confedilizia e organizzazioni partner. Altra proposta è l’introduzione dell’affitto 30-30 sul modello spagnolo, dedicato agli under 30 che decidono di uscire di casa trovando sistemazione in affitto: l’idea è quella di introdurre una detrazione fiscale del valore di 150 euro al mese a beneficio di i giovani sotto i 30 anni con un reddito fino a 30 mila euro e un contratto d’affitto sulle spalle. Al centro del programma anche la rigenerazione e riqualificazione delle città: l’intenzione è quella di bloccare il consumo di suolo incentivando interventi di manutenzione, recupero, riqualificazione del patrimonio esistente e ostacolando con disincentivi le costruzioni su suolo inedificato.

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Parlando del centrosinistra non si può non parlare del neonato Liberi e Uguali il cui programma, dal punto di vista del mercato immobiliare, si impernia sulla riduzione della leva fiscale sul comparto, ovvero sull’introduzione di un’imposta progressiva tarata sull’insieme dei patrimoni immobiliari, prevedendo, tra le altre cose, l’eliminazione dell’IMU. Questa imposta sul valore patrimoniale, sostituirebbe anche le attuali imposte sui redditi da locazione, di conseguenza verrebbe meno il problema dell’introduzione di affitti agevolati; se, invece, dovesse rimanere l’attuale quadro impositivo il partito si accoda all’idea di un trattamento fiscale agevolato agli affitti, con un’ulteriore riduzione rispetto a quella dell’attuale livello di tassazione. Sempre parlando di affitti si pone l’attenzione sul problema dell’incertezza sul recupero dell’immobile che viene locato: per risolverlo propongono una terapia shock per accorciare i tempi della giustizia amministrativa. Nel programma di Liberi e Uguali si legge anche la possibilità di favorire una situazione in cui si agevolino le permute immobiliari, migliorando così le condizioni di chi è in una situazione abitativa insoddisfacente. Per concludere, il programma di Liberi e Uguali prevede anche l’istituzione di un fondo che smaltisca il problema dei mutui deteriorati in pancia alle banche, che porta inevitabilmente a una svalutazione enorme di questi crediti e del valore degli immobili in generale.

Cambiando totalmente fazione, andiamo ad elencare le riforme previste dal programma elettorale della coalizione di centrodestra (composta da: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi con l’Italia), che per rilanciare l’edilizia prevede due grandi manovre: l’allargamento del bacino d’utenza della cedolare secca ai contratti di locazione di immobili commerciali e la riduzione dell’IVA dal 4 al 2% per l’acquisto di immobili di nuova costruzione. In tema di energia, nel programma si parla dell’applicazione rigorosa della normativa per le case nuove o in ristrutturazione, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano. Un punto forte del programma del centrodestra, infine, è l’introduzione della tanto discussa (anche all’interno della coalizione stessa) della flax tax: ovvero introdurre un’unica aliquota fiscale coerente con la necessità di portare ristoro tributario alla maggior parte dei contribuenti, per superare il sistema ad aliquote multiple, scaglioni, detrazioni, deduzioni e bonus; in questo punto sono comprese anche l’introduzione di una No Tax Area per redditi molto bassi e di una clausola di Salvaguardia per i redditi dei nuclei in condizioni di disagio economico. Si prevedono infine l’introduzione del principio del divieto di tassazione in assenza di reddito e l’eliminazione delle imposte sulla donazione, sulla successione e sulla prima casa.

Per ultimo analizziamo il programma del Movimento 5 Stelle, che dal punto di vista immobiliare appare il più stringato: i grillini nel loro progetto di governo si impegnano a tutelare il risparmio immobiliare, impegnandosi anche a correggere quell’eccesso di tassazione patrimoniale sugli immobili che si è creato a partire dal 2012. per quanto riguarda le locazioni, l’M5S si concentra fortemente sullo sfruttamento del patrimonio immobiliare per gli affitti brevi come lotta contro l’evasione fiscale (le locazioni in nero, in sostanza), ovvero: chi affitta casa per brevi periodi e dichiara ciò che ha incassato entro 60 giorni dalla fine del mese in cui ha affittato l’immobile, può avere un’agevolazione fiscale di una cedolare secca al 10%. Il Movimento, inoltre, si impegna a finanziare gli interventi di riqualificazione antisismica del patrimonio esistente, ma anche di far rispettare le leggi in materia sismica per il nuovo costruito. Tornando, infine, sul problema degli affitti, il partito sposa l’idea della cedolare secca sugli affitti non abitativi e si impegna anche a risolvere il problema del rientro in possesso dell’immobile al termine della locazione e degli interventi in caso di occupazione abusiva di immobili.

Partiti e ambiente.

Per quanto riguarda ambiente e rinnovabili, tutti i partiti sono bene o male concordi nel pensare che: sia doveroso passare da un sistema lineare di consumo, ad uno circolare, in cui una grande percentuale di rifiuti venga riciclata e sia importante incentivare l’utilizzo di energie rinnovabili e, chi più chi meno, tutti spingono su questo punto, dando percentuali sul totale dell’utilizzato da raggiungere a determinate scadenze.

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In questo senso Liberi e Uguali propone il cosiddetto “Grande Piano Verde”, che comprende il finanziamento di interventi per raggiungere questi due e altri obiettivi legati al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente, che deve diventare il cardine e il principio ordinatore di una nuova politica economica, industriale e dell’innovazione.

Il PD promette di introdurre 33 milioni di contatori digitali per migliorare l’efficienza energetica in ogni edificio, di intervenire nei siti caldi dove il dissesto idrogeologico ha provocato o rischia di provocare più danni, di lanciare un piano di illuminazione a LED del patrimonio pubblico e delle strade cittadine e di realizzare gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale riducendo emissioni e inquinamento.

Il Movimento 5 Stelle punta a tagliare 50 miliardi di euro dalle spese per la politica e dalle “spese improduttive” e di reinvestire tali fondi in innovazione, energie rinnovabili, manutenzione del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico, adeguamento sismico, banda ultra larga e mobilità elettrica.

La coalizione di Centrodestra risponde, infine, con il Piano straordinario di riqualificazione delle periferie, restauro delle coste e dei siti di interesse monumentale anche attraverso la “sostituzione edilizia”.

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