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Mercato Immobiliare

QUANTO HANNO FRUTTATO GLI INVESTIMENTI SUL MATTONE NEL NUOVO MILLENNIO?

Secondo i dati Istat, il valore degli immobili residenziali è aumentato, tra il 2001 e il 2016, del 76%, ma chi ha acquistato casa nel 2011 ha visto il suo investimento perdere un valore di circa l’8%, cosa ci aspetta nel futuro?

Per tutti coloro che si stessero chiedendo se il proprio investimento sul mattone, negli ultimi anni, è stato proficuo, l’Istat ha recentemente pubblicato un report dal titolo “La ricchezza non finanziaria in Italia. Stima del valore delle principali attività non finanziarie per settore istituzionale. Anni 2005-2016”, in cui viene fotografata la situazione italiana nell’ambito dell’analisi della ricchezza non finanziaria delle famiglie, mettendo a fuoco, in particolare, l’andamento del valore nominale del settore immobiliare del nostro Paese. I dati analizzati nel 14° censimento della popolazione e delle abitazioni ha messo a disposizioni valori che vanno a ritroso fino all’anno 2001, permettendo una ricostruzione fedele della serie storica del valore dello stock degli immobili, e in particolare delle abitazioni, a partire dal 2001 e fino al 2016.

Andamento del valore degli immobili residenziali.

Chi ha comprato casa nel 2001, oggi si può sfregare le mani: il rapporto nominale tra il valore di un’abitazione al momento dell’acquisto e quello attuale, infatti, è ampiamente positivo e si aggira, in media, intorno al +76%. Il valore dello stock abitativo nazionale è cresciuto esponenzialmente tra il 2001 e il 2016, passando da 3.268 a 5.738 miliardi: in particolare, il tasso di crescita è stato particolarmente sostenuto sino al 2008, con un incremento medio annuo del 9%.

Al contrario, chi ha deciso di investire su un immobile residenziale appena 10 anni dopo, si ritrova oggi con un bene il cui valore è sceso, seppur di poco: l’andamento tra il 2011 e il 2016, infatti, complice la crisi immobiliare che ha colpito anche l’Italia, è negativo e la perdita media di valore delle abitazioni si aggira intorno all’8%, con una variazione media annua di -1,7%. Un dato, quest’ultimo, doppiamente negativo, perché si riflette fortemente sul bilancio delle famiglie italiane, che detengono circa il 92% del patrimonio abitativo nazionale.

Dal 2016 ad oggi.

Sempre rimanendo sul tema dei prezzi delle case esistenti, ma avvicinandoci a questi primi mesi del 2018, si è registrato, già nel 2016, un rallentamento della tendenza, pur sempre negativa, del valore nominale medio. Le ultime rilevazioni in questo senso riguardano il terzo trimestre del 2017, dalle quali si evince un’ulteriore frenata del calo: nel periodo luglio-settembre dello scorso anno, infatti, l’indice dei prezzi delle abitazioni rilevato dall’Istat diminuisce dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti dello stesso periodo del 2016.

Nonostante questo avvicinarsi dei prezzi delle case ad una situazione di equilibrio, l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate fa notare che: “Nel terzo trimestre 2017, il tasso tendenziale degli scambi di unità a destinazione residenziale resta positivo, +1,5%, ma risulta significativamente ridimensionato rispetto al risultato dei trimestri precedenti (era +3,8% nel secondo trimestre 2017 e +8,6% nel primo trimestre 2017)”.

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Settore non residenziale.

Per quanto riguarda il settore non residenziale, le fonti a disposizione permettono una valutazione del valore degli immobili soltanto a partire dal 2005. I valori esposti dall’Istat (e riportati di seguito) vanno poi analizzati nella specificità dell’uso a cui è destinato l’immobile in questione: lo stock di immobili non residenziali, infatti, è molto eterogeneo nella sua composizione, includendo immobili a destinazione commerciale e produttiva e uffici, che possono essere sia strumentali, ossia utilizzati dalle imprese per l’attività di produzione, sia detenuti a scopo di investimento.

Detto ciò, anche per gli immobili non residenziali, si registra un andamento non dissimile da quello analizzato per le abitazioni: il valore complessivo dello stock, ha fatto segnare, tra il 2005 e il 2008, un notevole incremento medio annuo, pari al +7,3%. Anche in questo caso, però, il trend ha rallentato la sua corsa nel periodo 2008-2011, con un solo +1,9% medio annuo, e ha segnato un’inversione a partire dal 2013: il valore degli immobili non residenziali è diminuito, nel periodo 2011-2016, dell’1,5% medio annuo e anche nel 2016 il calo è risultato consistente, intorno al -1,9%.

 

Detto questo, nel 2018 il valore degli immobili, in particolare di quelli ad uso abitativo, dovrebbe raggiungere una stabilità per poi tornare a crescere dai prossimi anni, ma per scoprirlo non ci resta che aspettare!

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