Home » News » Norme, leggi e Bonus Fiscali » PRONTI I NUOVI CRITERI PER I CANONI D'AFFITTO DELL'EDILIZIA PUBBLICA IN EMILIA ROMAGNA
24/07/2017

PRONTI I NUOVI CRITERI PER I CANONI D'AFFITTO DELL'EDILIZIA PUBBLICA IN EMILIA ROMAGNA

Saranno oggettivi, ma anche flessibili, i nuovi parametri che stabiliranno i canoni di locazione per i nuclei assegnatari delle unità immobiliari: saranno scelti dai singoli comuni per essere meglio calibrati in virtù delle singole situazioni.

In Emilia Romagna si cambia e si cambia nell’ambito dell’edilizia pubblica in direzione di una più oggettiva, ma anche flessibile, assegnazione del patrimonio immobiliare pubblico destinato alle famiglie con difficoltà economiche.

Con questo provvedimento della Giunta regionale, che definisce nuove regole circa i canoni di affitto applicabili dai comuni dell’intera Regione, si conclude un percorso di modifica e rinnovamento del sistema di assegnazione già iniziato due anni fa, con la delibera dell’Assemblea legislativa 15/2015. Le nuove norme saranno applicate dai comuni a partire dal 1° ottobre del corrente anno, data in cui le varie Aziende Casa dell’Emilia Romagna, meglio conosciute come ACER, avranno a disposizione le ultime dichiarazioni ISEE, documento necessario per il calcolo di canoni adeguati.

Le nuove regole.

Per ciascuna unità immobiliare, il nuovo regolamento prevede un calcolo del canone d’affitto “oggettivo”, basato su una serie di indicatori non contestabili e dal valore assoluto quali, ad esempio: le caratteristiche qualitative dell’appartamento, l’ampiezza demografica del comune e la zona in cui esso è ubicato. Come detto, la nuova normativa varrà per tutta la Regione, in cui, quindi, saranno applicati uniformemente gli stessi criteri.

Come si legge in una nota sul sito della Regione: “Il provvedimento adottato dalla Giunta regionale con delibera n. 739 del 31 maggio 2017 e pubblicata sul BUR 163 del 14 giugno 2017 apporta alcuni correttivi che recepiscono le richieste dei Comuni”, l’obiettivo, infatti, è quello di rendere più certa l’assegnazione e al giusto tariffario, ma anche di creare un sistema più flessibile di applicazione delle regole, che possano essere meglio adattabili e calibrabili in base alle varie e diverse realtà del territorio regionale, in particolare in termini di tipologie di utenza e di patrimonio degli alloggi pubblici.

Le assegnazioni.

Come sempre, il principale criterio per l’assegnazione delle unità immobiliari disponibili si basa sulla disponibilità economica della famiglia richiedente:

  • Nella fascia di protezione, ovvero quella fino a 7.500 € di ISEE, il canone sarà in funzione del solo reddito del nucleo, a prescindere dalle caratteristiche dell’alloggio: si tratta di un sorta di canone sociale per aiutare la fascia più debole. In questi casi, infatti, il canone non potrà superare il 20% del rapporto fra canone e ISEE e l’individuazione puntuale è demandata ai Comuni;
  • Le famiglie che rientrano nella fascia dell’accesso, ovvero con ISEE compresa tra i 7.500 e 17.154 €, pagheranno il canone oggettivo con uno sconto graduabile fino al 50% del canone stesso, quantificato sulla base delle condizioni reddituali dei nuclei;
  • I nuclei appartenenti alla fascia di permanenza, ovvero quelli con ISEE da 17.154 a 24.016 €, pagheranno il canone oggettivo. La delibera prevede una clausola di salvaguardia per cui, qualora il monte canoni previsto per questa fascia sia inferiore a quello corrisposto nel precedente sistema di calcolo, i comuni possono decidere di incrementare il canone oggettivo fino ad una percentuale massima del 45%, graduabile in relazione a livelli di ISEE compresi nella fascia di permanenza;
  • I nuclei che superano i limiti di reddito ISEE o di patrimonio mobiliare pagheranno il canone concordato così come previsto dalla LR 24/2001 e smi.

Inoltre, il nuovo regolamento prevede che i canoni di ogni unità immobiliare vengano aggiornati annualmente in base all’ISEE del nucleo assegnatario, con decorrenza 1° ottobre di ciascun anno. Infine si prevede, al fine di garantire una totale correttezza e trasparenza, un costante ed efficace monitoraggio, per l’applicazione sia dei nuovi limiti di reddito, che del calcolo del canone, per verificarne l’impatto e il grado di raggiungimento degli obiettivi previsti nella nuova disciplina ERP (Edilizia Residenziale Pubblica).

Il commento.

Si compiace della nuova normativa anche Elisabetta Gualmini, la vicepresidente della Regione e assessore del Welfare, commentando così la nuova disciplina relativa: “Finalmente un altro tassello si aggiunge alla riforma delle case popolari. L’approvazione di un nuovo sistema di calcolo dei canoni, che fa leva su parametri oggettivi e non solo sulle condizioni reddituali delle persone, è un elemento che da tempo veniva richiesto alla Regione dai comuni e dalle ACER, per avere standard e criteri più uniformi per tutto il territorio regionale. Il patrimonio di alloggi pubblici è sostenuto e finanziato da tutti i cittadini, con risorse pubbliche, è dunque fondamentale preservarlo il più possibile, destinarlo a chi ne ha effettivamente bisogno e riconoscere che ha un valore in sé nei confronti del quale occorre essere responsabili. Sono soddisfatta perché il lavoro tecnico è stato molto complesso e dettagliato e ha visto la partecipazione di tutti i tavoli provinciali sulle politiche abitative che raccolgono tutti i portatori di interessi”.